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Dal 16 al 21 giugno 2015, siamo stati in Francia per una vacanza in windsurf. Siamo stati a Leucate e Gruissan, nel department Languedoc-Roussillon, località che offrono un'infinità di spot per il windsurf. Le previsioni meteo che ci hanno spinto là sono state confermate in pieno, ed abbiamo avuto 4 giorni consecutivi di maestrale a 30 - 40 nodi, 24 ore al giorno. Sembrava di stare a Disneyland.... E per non farci mancare nulla, abbiamo esplorato e provato anche lo spot di San Pere Pescador in Spagna, che dista solo 90 km da Leucate.

 

La zona di Gruissan e Leucate è affascinante. Una miriade di stagni costieri (di dimensioni veramente considerevoli - qualche km) si estende immediatamente all'interno della costa. Si esce in windsurf quasi ovunque, tolte alcune zone protette, o riservate agli allevamenti dei mitili, o scomode da raggiungere.

Noi abbiamo provato gli spot di La Goulet nell'Etang de Leucate, e quello di Port la Nautique nell'Etang de Bages (vicino a Narbonne). Poi abbiamo scoperto lo spot di Gruissan plage (quello dove si svolge la mitica Defi Wind), in mare, ed è stato amore a prima vista!

 

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Mercoledì mattina (17 giugno) siamo andati alla ricerca del primo spot da provare. Avevamo come ausilio l'utile mappa pubblicata da Darkzi su google map. In macchina percorrendo la D83, sul cavalcavia all'altezza di Port Leucate, abbiamo subito capito in che posto spettacolare eravamo capitati. Da questo punto di vista alto una ventina di metri sugli stagni e sul mare, è apparso un panorama mozzafiato, irreale. A sinistra (in direzione di Leucate venendo da Barcares), i laghi costieri increspati dal vento teso di maestrale, con tuttle possibili sfumature di verde, e con alcune isole e penisole di sabbia chiara, ricoperte da bassa vegetazione costiera, a chiudere alcune baie. A destra, il paesino di Port Lecuate, moderno, ma molto curato, con case dipinte tutte omogeneamente di caldi colori pastello, e contornate da alcuni bacini di ormeggio per le barche da diporto (molte a vela, ovviamente). Insomma, subito una bella eccitazione.

 

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Abbiamo fatto un primo sopralluogo allo spot di Leucate - La Franqui (in mare), comodo da raggiungere in macchina e per il parcheggio, e con una bella spiaggia, come al solito molto ampia. Qui, però, non c'era nessuno in acqua. Il vento misurato era di 37 nodi sulle raffiche, e la sabbia quando colpiva braccia e gambe faceva male.... Il vento era side-off, e le condizioni ci sono sembrate troppo insidiose, anche se sottovento c'è un promontorio roccioso che entro certi limiti rende l'uscita meno rischiosa. Abbiamo preferito privilegiare la prudenza. Abbiamo chiesto al negozio di kitesurf sullo spot, che ci ha indirizzato a la Goulet, nello stagno di Leucate. Così ci siamo diretti lì. Sullo spot c'è il Wesh Center Crew, ed erano presenti altri surfisti. Lo spot è sicuro, come anche gli altri spot negli stagni (acqua al petto, e solo in alcuni punti non si tocca). Qui, le condizioni che si sono presentate sono state subito toste. Io ho armato la Ezzy Tiger 4,2 (la vela più piccola che ho), ed ho tirato fuori la Tabou 3S 86 litri. Nonostante vela e tavola piccola, non sono riucito a rimanere in pieno controllo, principalmente per la sovrainvelatura, visto in quasi 40 nodi frequenti sulle raffiche. Velocità assurde, e tavola spesso fuori dall'acqua. Il video dell'uscita sullo spot (vedi sotto) mostra lo stesso comportamento della tavola anche per altri surfisti.

 

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Nel pomeriggio dello stesso giorno, su consiglio di Mathieu, amico francese di Lyon, mi sono spostato nello spot di Port La Nautique, nell'etang de Bages, dove il vento era previsto (ed è effettivamente risultato così) di qualche nodo (ma solo qualche nodo) inferiore. Per raggiungere lo spot, sono passato prima dal paesino di Bages, molto suggestivo, arrocato su una rupe in riva al lago costiero.

Lo spot è molto comodo, e molto frequentato: parcheggio sterrato in riva allo stagno, e possibilità di armare a due passi dalla spiaggetta di uscita. In acqua, le condizioni si sono rivelate ideali, è l'uscita è risultata veramente divertente. Sono uscito sempre con la 4,2 (vento sui 30 - 35 nodi; potevo portare una sola vela in questa vacanza....), ma come tavola ho preferito la RRD FSW 110 litri, molto più stabile e controllabile, ma soprattutto più tollerante dei miei errori ed in grado di consentirmi di provare più facilmente soprattutto la power jibe. Per l'occasione ho provato la pinnetta freestyle da 22 cm, prestatami da Marco, amico del Garda (Marco te la compro...!). Panorama molto suggestivo intorno. La zona a riva si presentava con un vento leggermente meno forte e soprattutto con acqua piattissima. Vedendo i locals (ho visto gente veramente in gamba sullo spot, e ci credo: possono esercitarsi in spot fantastici!) strambare lì, mi sono messo anch'io a provare la power jibe in quell'area. E li ho iniziato a capire l'essenziale..... Non basta iniziare la strambata chiudendo la vela all'interno della curva, ma ad un certo punto è fondamentale riaprirla spostare il centro velico all'esterno della curva ed il peso del corpo all'interno (cambiando o meno la posizione dei piedi). Così mi sono avvicinato sensibilmente a chiudere la manovra, salvo alcuni tentativi, in cui, come detto da mio figlio, sono rimbalzato a lungo sull'acqua a tutta velocità. Ad uscire verso il centro del lago, bordi adrenalinici in planata, con possibilità di salto su qualche ondina. Al largo in genere tentavo la virata veloce, con alterne fortune (a queste velocità bisogna essere molto rapidi). Ma anche su questa manovra sto progressivamente progredendo. La piacevole sorpresa è che, talora, in mezzo al lago, dopo essere caduto, constatavo di toccare con i piedi. Questo allunga l'uscita, in quanto consente talora di riposarsi.

 

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Ad un certo punto, interrompo la sessione per far provare anche mio figlio, al quale ho portato il suo bel tavolone fanatic da 190 litri, ed il rig da 3,2. Prova sotto riva, in una zona riparata, dove il vento è un bel po' meno intenso. Gli do indicazioni di provare la virata o di buttare la vela in acqua, dopo 50 metri massimo da bagnasciuga, per non rischiare di andare nella zona dove il vento picchia, e dove ci sono alcuni punti dove non si tocca. Matteo fa pratica, anche se l'intensità del vento lo mette a dura prova, e lo demoralizza un po', nonostante i miei incoraggiamenti.

 

Due parole sulla qualità dell'acqua dei laghi, su cui ho sentito le versioni più disparate. E' vero, non è l'acqua delle Maldive. E' colore caffelatte, e sul fondo ci sono alghe, o fango. Ma l'acqua non è sporca, o inquinata, è solo torbida. Insomma, è tutta natura.... E comunque, a mio modo di vedere, le condizioni veramente perfette (anche in termini di sicurezza), che questi stagni offrono, valgono la pena di sopportare qualche sensazione sgradevole. Infine, da non trascurare che la temperatura dell'acqua negli stagni costieri, poco profondi, è leggermente superiore (almeno dalla tarda primavera all'inizio dell'autunno), rispetto a quella del mare. 

 

Il pomeriggio dell'uscita a Port La Nautique, e, soprattutto, il giorno dopo, ad ogni modo, abbiamo approfondito la possibilità di uscire in mare. Ed è così che abbiamo scoperto Gruissan Plage. Già la zona intorno a Gruissan, se possibile, è ancora più bella, con dolci colline, stagni e canali ovunque (alcuni punti, salvo le temperature più miti, mi hanno ricordato certe zone dell'Irlanda), vigneti ed aziende vinicole. Anche la prima immagine di Gruissan mi ha colpito subito, vista dalla strada che la raggiunge da Narbonne: la rupe al centro del paese, sulla quale dominano i resti della torre del Barbarossa, contornata dalle case del paese che si specchiano negli stagni che circondano ovunque il paese.

 

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Percorrendo il canale che dal paese va verso il mare e consente l'uscita in mare aperto delle barche, abbiamo raggiunto Gruissan Plage, dove a Maggio 2015 si è disputata una delle edizioni più impegnative della Defi Wind, con venti fino a 70 nodi.

Arrivati in fondo alla strada che corre a fianco al canale, dove c'è il Pole Nautique Gruissan,  ho subito notato che c'erano dei windsurfers al di là del canale (cioè, nella spiaggia ad Ovest), che surfavano in condizioni eccezionali: planavano a dieci metri dal bagnasciuga, in acqua piatta, e con un vento forte e costante. Già, ma come raggiungere la spiaggia sterminata al di là del canale. Alle sue spalle ci sono le saline, e solo poche strade sterrate e lunghe la raggiungono. Inoltre, ad un certo punto, queste strade finiscono, e prima di raggiungere il bagnasciuga ci sono almeno 300-400 metri di spiaggia....

 

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La mattina dopo, sono tornato sul posto (dopo un infruttuoso tentativo di esplorazione a Port La Nouvelle) ed ho chiesto lumi alla scuola su come raggiungere la spiaggia. Mi hanno offerto tre opzioni: attraversare il canale con l'attrezzatura, uscire dal porticciolo davanti alla scuola, uscire dalla spiaggia ad est del canale, per poi raggiungere in navigazione quella ad ovest. Ho scelto la prima (maggiori dettagli li fornirò nella recensione dello spot).

Una volta di là, ci vuole poco a capire che ci si trova in uno spot incredibile. 50 metri dopo il punto "agevolato" di attraversamento del canale, si raggiunge il bagnasciuga. Di là si è in pochi (da 5 a 20 surfisti in acqua in questo periodo), e si ha disposizione tutta l'acqua che si vuole. I windsurfer planano fino sotto riva in mezzo metro d'acqua, quasi in silenzio, se non fosse per i 40 nodi di vento, che proprio silenziosi non sono. Acqua piattissima e bassa per una cinquantina di metri almeno, mare smeraldo, sabbia chiara pulitissima, ed una spiaggia profondissima con poche sagome di umani disperse nella sua immensità.

 

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Ma il bello inizia quando si entra in acqua con la propria attrezzatura. Io sono entrato in acqua con la 4,2 (ovviamente), e con il freestylewave RRD 110 litri, con pinnetta da 22 cm. Già in beach start con 40 nodi, bisogna controllare bene la direzione della tavola partendo quasi di bolina stretta per non schizzare subito a razzo. Poi, partiti, si infilano i piedi nelle straps, si vola sull'acqua, e si è felici come dei ragazzini.... Già solo planare con questo vento, questo sole e questa luce, questo mare verde e trasparente sotto la tavola, ed in questo panorama intorno meraviglioso, è un grande piacere. In più ci sono le condizioni dello spot, che consentono di provare e riprovare tutte le manovre freeride e freestyle che si vogliono. Il vento è tosto (almeno quello che abbiamo incontrato noi), e decisamente offshore. Ma lo spot, anche se non adatto agli inesperti, è ragionevolmente sicuro, perchè si tocca per 50- 60 metri da bagnasciuga, è frequentato, e l'onda è quasi assente (anche se ad un centinaio di metri dal bagnasciuga si forma un chop sfruttabile per qualche salto per il freestyle). Così il recupero della vela stando in piedi sulla tavola non è impossibile, anche se con 30 - 40 nodi è meglio (meno faticoso) saper fare molto bene la waterstart.

 

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Anch'io mi sono messo a planare fin sotto riva, risalendo bene di bolina ad ogni bordo, provando e riprovando la power jibe (e qualche virata veloce, ma meno), o in prossimità dell'uscita a mare del canale (lì l'acqua è uno specchio), o dalla parte opposta, verso il centro della spiaggia. E così prova e riprova, ho finalmente chiuso la mia prima power jibe, ancora sporca in uscita, ma finalmente senza cadere! E ricorderò a vita Gruissan plage anche solo per questo! Quando sbagliavo e cadevo, mi ritrovavo spesso con l'acqua alla vita o al petto. Anzi, scrutando bene il fondo, si può andare a strambare apposta proprio sulle secche, dove il mare appare più chiaro, in modo da toccare, in caso di errore, e riposarsi.

Dal canale, la spiaggia si sviluppa verso Ovest per diversi km... Quindi, volendo, si possono tirare dei bordi infiniti. La Defi Wind, infatti, parte da qui ed arriva a Leucate, con bordi tra le boe di 12 miglia....

 

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In occasione della prima sessione qui, ho trovato condizioni perfette, con vento forte, ma costante e stabile come direzione. Qualche raffica era veramente notevole (4,2 aperta, e quasi completamente vibrante, in andatura di bolina per sopravvivere alla botta). Ho presto capito che non era il caso provare la power jibe su queste raffiche, perchè raggiungevo delle velocità assurde, ed in caso di errore le cadute erano spettacolari. In una di queste, riemergo dall'acqua convinto che ci sia qualcosa di rotto: o il sottoscritto, o il rig. Sono quasi sicuro di aver spezzato l'albero. Ed, invece, l'albero 370 RDM della Ezzy regge il colpo. Anche il sottoscritto emerge miracolosamente illeso. Dunque, riparto. Solo dopo 10 minuti, mi rendo conto di aver perso qualcosa.... Il mio ennesimo paio di occhiali da sole, saltati via nonostante il cordino di sicurezza. E così dopo aver rinunciato già dai giorni precedenti a calzari (ovvio, siamo sulla sabbia), ed ai guanti (letto Marco, Norby ed Adolfo???), decido definitivamente che non userò mai più gli occhiali. Ma decido anche che per le prossime occasioni da 4,2, indosserò un bel casco....!

 

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Il giorno dopo tornerò sullo spot, perchè mi ha eccitato troppo. Sarà un'altra uscita emozionante, anche se con vento più instabile come direzione e come intensità, tra 25 e 40 nodi. Durante l'uscita, arrivano sullo spot un bel gruppetto di ragazzini della scuola, che mi dimostrano (a me che da un anno e mezzo sto smadonnando con la powerr jibe), che la maledetta si può fare in scioltezza a soli 10-12 anni. Peste li colga.... (scherzo). Sono uno spettacolo da ammirare. Inizio a capire perchè i francesi siano dei surfisti forti. Hanno degli spot fantastici, e si applicano forse con più metodo e serietà di noi fin da piccoli, frequentando scuole valide.

 

Mio figlio mi gira qualche video, purtroppo non perfettamente a fuoco.

 

Nel pomeriggio, visto che non ci sono le condizioni per fare uscire qui Matteo, decidiamo di andare a visitare Carcassone (mio figlio è appassionato dell'omonimo gioco di società), a 75 km da Gruissan, che si rivela stupenda.

 

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Sabato, l'ultimo giorno prima di partire, decido di fare una puntata in Spagna, dove è previsto un po' meno vento (windfinder da 15-20 nodi max), per tentare di far provare bene Matteo. In realtà, voglio anche andare ad esploare San Pere Pescador, in Costa Brava, spot tanto decantato da alcuni amici. San Pere è a circa 90 km da Barcares, dove alloggiamo.

Varcato il confine, il paessaggio cambia non poco. La vegetazione al di là dei Pirenei è più bruciata dal caldo e dal sole, ed il paesaggio, è quindi meno verdeggiante. Anche i paesi sono un po' più dimessi, almeno quelli all'interno. Per ambientarsi, accendiamo la radio, ed iniziamo a sentire la parlata spagnola, che ci risulta così piacevolmente divertente.

 

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Arrivo a San Pere Pescador, proprio alla spiaggia del famoso campeggio La Balene Alegre (che in realtà non essendo ospiti del campeggio, devo raggiungere attraverso una strada sterrata ad Ovest del campeggio). Arrivati alla Playa Cortal de la Devesa, scopro che anche qui ci sono 30 nodi! Matteo non può uscire, c'è anche un'onda di un metro (almeno a riva). Vento perfettamente side, e spiaggiona infinita. Ci sono già parecchi colleghi fuori. 4,2 e sarebbe un'uscita fantastica....

Ma decido di privilegiare mio figlio, visto che i giorni precedenti, io mi sono tolto già delle belle soddisfazioni...

Scruta la baia, e capisco che verso Nord, ci sono più possibilità di trovare meno onda, ed un vento meno forte forse (almeno da quella parte, il mare non spumeggia).

 

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Andiamo a Girona, dove un bagnino ci consiglia di andare alla Playa de la Rubina. La spiaggia è da sogno (vedi foto) sembra si stare ai Caraibi. Il mare, effettivamente, è piatto ma il vento anche qui, almeno sulle raffiche, è sui 30 nodi. Ma almeno, ogni tanto, concede qualche breve tregua. Matteo è titubante, ma io lo sprono. Intanto, pranziamo con un panino. Si convince, e mi dice spontaneamente che forse per lui ci sono le condizioni. Così prepariamo il suo rig e la sua tavola. Alle 13,30 entra in acqua. Lo faccio bordeggiare sotto riva dove si tocca per 40-50 metri. Il vento è offshore. Indosso la muta anch'io ed entro in acqua fino alla vita, per sicurezza. I primi tentativi sono delle sberle, per le raffiche. Ma poi, piano piano, con i consigli giusti, inizia a tirare bordi di 50 - 60 metri, ed inizia a gasarsi. Ad un certo punto, quasi plana su un rafficone con il suo tavole (anch'io planerò con la sua attrezzatura - vela da 3,2! - mentre gli dimostro il corretto assetto). Ci prende talmente gusto che non esce più dall'acqua. Io fremo un po', perchè vorrei provare San Pere con quelle condizioni eccezionali. Lo tiro fuori dall'acqua alle 16,00 ....

 

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Forse, ho fatto male ed avrei dovuto dedicare la giornata completamente a lui. Torniamo a San Pere (ma alla più comoda da raggiungere Playa Can Sopa) più in fretta possibile. Il vento è calato a 25 nodi medi. Armo la 4,7, e tiro alcuni bordi, ma il vento sta calando, e capisco che non vale la pena proseguire. Comunque, penso che anche questa giornata è stata proficua, perchè forse è servita a far scattare la scintilla a mio figlio... Ed il mio sogno è farmi una planata con lui.

 

La vacanza finisce. L'indomani si parte per tornare in Italia, innamorati di un altro bel posto, che insieme a Hyeres si è rivelato una palestra perfetta per il nostro sport, ed un parco di divertimenti fantastico.

 

Appena possibile, ci torneremo.

 

Aloha. Fabio Muriano

 

Mandateci i report (anche brevi) delle vostre uscite con foto e video. Li pubblicheremo su Waterwind, per condividerli con tutti!

 

 

Per le recensioni dettagliate degli spot, vai a questa pagina.

 

 

 

Per vedere la slide gallery completa, clicca qui.

 

 

 

Il meglio dei video girati durante la vacanza.

 

 

 

 

 

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