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Il primo maggio 2015, approfittando della giornata di Festa, ci siamo presentati in massa sullo spot di Andora (Liguria), per godere della forte Libecciata prevista. Non eravamo soli... ad attenderci, una folla di windsurfers, venuti anche da fuori regione, come mai avevo visto ad Andora.

Del gruppo di uscite di Waterwind, oltre al sottoscritto, presenti Enzo, Nino, Rolando con amico, Michele, Carlo ed Angelo, e più tardi è arrivato anche Norby.

 

 

Rolando alle 9,30 era già in acqua. Infatti, il Libeccio si è alzato rapidamente all'inizio delle mattinata ed ha raggiunto subito i 30 nodi, con un'onda inizialmente poco formata.

Evitate le possibili code per l'Expo, e quelle dei vacanzieri in discesa in Liguria per il ponte del primo maggio, io, Enzo e Nino, partiti da Milano, siamo arrivati ad Andora poco dopo le 11. Il colpo d'occhio che si è presentato davanti agli occhi è stato subito notevole: più di una cinquantina di windsurf già in acqua, ed altrettanti, probabilmente, a terra ad armare. Trovato un angolo dove parcheggiare la macchina, iniziamo a ragionare sull'attrezzatura più adeguata per entrare in acqua.

 

Con l'anemometro sulla solita scogliera davanti al Windsurf Club Andora misuro un vento instabile oscillante tra i 30 nodi sulle raffiche ed i 16 negli scarsi. Purtroppo, rimarrà così instabile tutta la giornata, probabilmente per via del fatto che il vento in quota è troppo orientato da Ovest, ed il cielo risulta coperto. In tali condizioni, non si forma un po' di termico da Sud, necessario per spazzare via le nuvole, e per orientare il vento più da Sud, consentendogli di entrare bene nello spot fin sotto riva. L'impressione è che Andora, infatti, lavori meglio quando le previsioni danno (con il Libeccio) un cielo più aperto. Altrimenti, la morfologia della costa crea disturbo. Una delle prossime volte con il Libeccio, vorrei provare Albenga, forse più aperta.

Decido di armare la mia nuova Ezzy Tiger 4,2 2014, ma anche la Point 7 Sado 4.7 che lascio senza boma (perchè non ne ho due!). Preparo anche entrambe le tavole: la Tabou 3S 86 e la RRD 111 FSW. La mia idea, vista l'instabilità del vento, è quella di uscire con la 4,2, per non risultare troppo sovrainvelato sulle raffiche, che iniziano ad essere cattivelle, da abbinare con la 111, per non soffrire troppo sugli scarsi. Lascio la 4,2 più potente, e la 4,7 più cazzata di carica basso.

Enzo e Nino (più pesanti), optano per vele sui 5 metri.

 

 

Mangio al volo un panino, ed incontro Rolando che alle 12,30 si è già cambiato ed ha già finito giornata dopo alcune ore in acqua. Non mi sembra pienamente soddisfatto. E' già stato ad Andora altre volte, e si lamenta dell'instabilità del vento. Di seguito, riporto il suo commento alla giornata postato nel gruppo facebook di Waterwind.

 

"Io e Michele abitudinari di Valma siamo partiti alle 6,30 così alle 9,30 siamo entrati in acqua tra i primi. Io con la 5 e Michele con la 5.5. Anche se un po bucato siamo riusciti ad andar bene con onda gestibile. Ci ha regalato anche qualche raggio di sole. Poi è diventato più bucato e la mia 84 litri mi ha fatto penare un po. Non so valutare i nodi e altezza delle onde. Se però avete beccato 40 nodi e onde di 4 metri abbiamo fatto bene ad uscire prima! Io con 40 nodi faticherei con la 3.5 in mezzo ad onde più alte del mio albero!"

 

Entro in acqua per le poco prima delle 13.

Lo shorebreak inizia ad essere insidioso, più che altro, per l'instabilità del vento. Non è facile acquisire, e poi mantenere velocità sufficiente per superare i cavalloni a riva. Inoltre, in acqua si stenta a capacitarsi di quanto il vento sia girato verso sud sulla superficie del mare, e non ci si decide subito a poggiare con decisione. Ad ogni modo, nella prima uscita supero quelli più difficili vicino a riva, cado, per il poco vento (la 4,2 in questi casi non aiuta), quando sono quasi ad un centinaio di metri dalla riva, faccio la waterstart e riparto verso il largo.

Fuori il vento è meno irregolare, forte (sarà sopra i 30 nodi), e consente di stringere bene e risalire. Mi ritrovo al largo in mezzo alle onde, ancora non troppo grandi, ma neanche banali. Le onde mi eccitano incredibilmente.

 

In queste condizioni, la scelta dell'attrezzatura si rivela perfetta. Riesco a non soffrire troppo sulle botte di vento, ed a rimanere in planata senza poggiare troppo sugli scarsi. In acqua c'è un bel traffico.

Dopo due bordi ritorno a riva. Enzo e Nino si pentono della scelta delle vele da 5 e preparano vele più piccole. Enzo è uscito con la 116, ed al largo si è ritrovato ad andare come una scheggia.

Incontro anche Michele e Carlo. Michele esibisce l'ennesimo nuovo acquisto.... una Starboard sui 90 litri. Carlo prova per la seconda volta la 105 litri.

 

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Scambio due parole anche con Marco di Alessandria. Mi dice che anche per lui, oggi, non è facile superare lo shorebreak iniziale. E' stato anche a Capo Verde, dove le condizioni sono ben più impegnative in questo senso. Se non impariamo a superare lo shorebreak di Andora....

Fuori, ora, le onde sono più grosse, ed il vento, sulle raffiche, è ancora più forte. L'anemometro di Capo Mele arriverà a segnare 40 nodi nel primo pomeriggio. Mi ritrovo a surfarne una che sarà prossima ai 3 metri anche al largo, dove quasi iniziano a frangere. Provo la sensazione, che adoro, di accelerare decisamente scendendo dall'onda. Poggio per assecondare l'onda, ma poi mi rendo conto che così finisco dritto alla foce del fiume, che non è un bel posto per atterrare.... Le onde, infatti, sono decisamente orientate verso Nord Est. Stringo di nuovo, bolino, e ritorno a riva poco sottovento al punto di uscita.

Ribecco Enzo e Nino. Enzo è passato alla 86 litri. Fanno esercizio (e tanto) di superamento dello shorebreak. Li vedo entrambi troppo orzati, e quindi urlo di poggiare di più. Inoltre, suggerisco loro di sfruttare le raffiche forti che ogni tanto arrivano anche a terra, per prendere rapidamente velocità. Nino ha anche una tavola lunga e piccola, non molto stabile lateralmente, che rende le cose ancora più complicate.

 

Nel frattempo, è arrivato sullo spot anche Norby, partito da Milano più tardi, e dopo un po' di coda in macchina. Lui lo schorebreak lo supera quasi facilmente (lo vedo ciondolare un po' sugli scarsi, poco dopo la partenza). Quando rientra, anche lui commenta sull'instabilità del vento.

 

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Esco di nuovo, ed a questo punto faccio un'esperienza che mi mancava. Ora le raffiche sono veramente toste (per me sarebbero da 3.7), e le onde grosse, alcune veramente enormi (mai viste così ad Andora). A riva, i frangenti sono in qualche caso sopra il metro e mezzo, ed al largo...

Al largo, ci sono alcune discrete montagne.... E' quasi impossibile non staccare sulle creste in uscita. Io cerco di rimanere in controllo anche sulle raffiche più cattive, stringendo, senza accelerare troppo. Così, ad un certo punto, mi ritrovo sulla cresta di un'onda quasi fermo, e guardo di là... Di là, il vuoto.... Rimango impressionato (sono sensazioni di un attimo, ovviamente) dall'altezza dell'onda. Il cavo dietro sarà alto quasi quanto l'albero.... quindi 4 metri!

Tornato a terra, Norby mi confermerà la sensazione, raccontando anche lui di averne incontrate di simili. Non ho sognato.... Racconto che ho paura di saltarle. Michele suggerisce, in casi estremi, di lasciar volare sotto vento l'attrezzatura durante il salto (ma prima bisognerebbe guardare se c'è qualcuno sotto vento....).

Al rientro, le raffiche sono veramente forti, e fatico a rimanere in controllo, anche se la 4,2 mi aiuta (con la 4,7 sarei morto...). Penso che se non molla lui, mollo io...

Rimaniamo un po' a terra a valutare la situazione, sperando che, almeno, si distenda meglio.

 

E' difficile rimanere a terra con tutto questo vento... E così, a momenti, combino il guaio. Decido di uscire per un'altra volta. Riesco anche a superare i soliti cavalloni a riva, ma, quando sono 60-70 metri dalla battigia, cado per il solito buco di vento. Poco male, penso. Più facile fare la waterstart qui, che superare lo shorebreak prima. Ma mentre mi preparo per la manovra, mi raggiunge un cavallone (ormai frangono anche qui), che sarà vicino ai due metri, e che mi frulla con tutta l'attrezzatura, facendomi surfare.... quasi fino a riva. Quando emergo, mi rendo conto con orrore che sono a 5 - 6 metri da una delle scogliere perpendicolari alla riva, nella zona di via Sardegna. Impossibile dirigersi dove si vuole: le onde, e, soprattutto, la corrente forte intorno alla punta della scogliera prevalgono. Ho la Tiger ed il suo albero nuovi, ma anche la mia amata RRD FSW 111... Sono attimi, non so se è fortuna o intuito.... ma capisco qual è la soluzione. La corrente di risacca riporta un po' al largo ed aggira la scogliera. Non devo nuotare verso riva, ma farmi trasportare dalla corrente verso l'esterno. E così avviene. In un attimo, mi ritrovo sottovento alla scogliera, con l'attrezzatura (ed il sottoscritto) in salvo. Ora posso nuotare/camminare (si tocca), verso la spiaggia. Diciamo che se fosse arrivata un'onda al momento giusto, forse la corrente non sarebbe bastata, e sarei finito rovinosamente a scogli.... Graziato dalle onde, decido che la giornata può bastare.....

 

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Durante le riprese della giornata, del resto, ho visto alcune vele completamente stracciate dallo shorebreak, ed anche qualche albero rotto.... Non è il caso di sfidare la fortuna.

Anche da Noli, dove sono andati Mirko e Federico, sperando in un mare meno formato, giungono notizie di attrezzatura danneggiata, tra l'altro, addirittura, perché volata in spiaggia.

 

Che dire di giornate del genere? Personalmente, non le giudico, ovviamente, le giornate più memorabili. Con un vento anche forte, ma più costante, per gestire meglio le onde, ci saremmo divertiti molto di più. Ma, personalmente, ho imparato che questa è la gavetta necessaria, per acquisire confidenza, esperienza, capacità e malizia in queste condizioni più impegnative, migliorare ed imparare, per potersi divertire di più nelle successive occasioni.

 

Alla prossima. Fabio Muriano

 

Mandateci i report (anche brevi) delle vostre uscite con foto e video. Li pubblicheremo su Waterwind, per condividerli con tutti!

 

 

Per la slide gallery in alta risoluzione, clicca qui.

 

 

I video della giornata (di Fabio, Mirco, e Rolando. Grazie a Mirco e Rolando per la condivisione!)

 

 

 

Il video mandatoci da Mircowave Costa

 

 

 

Il video mandatoci da Rolando

 

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