Vela

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L'estate volge al termine, ma insieme ad alcuni amici siamo andati a riacciuffarla in Sicilia il week end scorso. Dal 25 al 29 settembre 2014, siamo andati a veleggiare intorno alle splendide isole Egadi, poco al largo di Trapani.

 

Vela: giro alle Egadi, Marsala, San Vito Lo Capo (Sicilia)

Quando l'amico Lorenzo a giugno mi ha proposto la cosa, ci ho pensato solo un paio di giorni. Poi, mi sono affrettato a pagare la quota di iscrizione, deciso a non farmi scappare questa affascinante occasione di provare a navigare finalmente in cabinato, visto che da 15 anni vado a vela, ma quasi solo con derive. Peraltro, la meta prevista era una delle più affascinanti.

Con un volo da Bergamo raggiungiamo Trapani, e da lì il Marina di Marsala con un paio di pulmini. In porto, ci aspettano due belle barche, un 40 ed un 45 piedi, pronti ad imbarcare 14 persone in tutto.

La Sicilia ci accoglie con una temperatura intorno ai 30 gradi e con un'aria ancora pesante di umidità, residuo dello scirocco, che nel week end precedente ha regalato ancora temperature intorno ai 35 gradi.

Sistemata la cambusa a bordo, salpiamo nel tardo pomeriggio diretti verso la costa Sud di Favignana, la più grande delle Egadi. Cielo coperto, e vento leggero di Maestrale. Le barche si spaiano presto, scegliendo rotte diverse, e subito, il nostro skipper, inizia ad alimentare lo spirito di competizione....

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Al Tramonto verso Favignana

 

Intanto, verso Nord-Ovest, il cielo si sta rasserenando, e, da sotto le nuvole, sbuca fuori il sole, che sta per finire in mare. Il cielo si infiamma, e ci regala un tramonto da paura, ed un atmosfera di piacevole rilassatezza in barca. Ci lasciamo presto alle spalle i casini della vita...

Presto fa scuro. Il vento cala, e, così, accendiamo il motore. Raggiungiamo la zona di Punta Longa a Favignana, che, ormai, è buio. C'è una zona di bassi fondali, ed uno scoglio affiorante, segnalato da una boa luminosa; bisogna prestare molta attenzione. Cerchiamo il punto per buttare l'ancora sotto costa. Il vento è quasi inesistente, ma è presente una fastidiosa onda lunga, residuo di lontane perturbazioni. Sono condizioni che promettono un confortevole.... rollio per la notte, non riuscendo il poco vento a mantenere la prua delle barche orientata verso le onde. Facciamo anche qualche tentativo di cercare un posto migliore ad Est di Punta Longa, ma le condizioni sono simili. Ancoriamo e ci prepariamo la pasta. Si mangia sulla barca più grande, che noi raggiungiamo con il tender. Mangiamo in pozzetto, e, quando la barca rolla maggiormente, vedo quelli seduti sulla panca di fronte abbassarsi almeno un metro sotto di me, e poi un metro sopra.... Siamo sulle giostre.... Qualcuno sta male....

Alba a Favignana

La mattina dopo il risveglio è meraviglioso. Mare calmo, ancora poco vento e cielo terso. Il sole è appena sorto. La temperatura è decisamente tiepida. Metto una mano in acqua, sporgendomi dallo specchio di poppa: calda! Così, su due piedi, decido di regalarmi un bagno di prima mattina, anche per svegliarmi bene. E' una magia. Anche, gli altri si tuffano. Non si sente neanche un po' l'impatto con la temperatura dell'acqua. Ci rilassiamo nella quiete del mattino e sembra ancora di sognare. Poi, ci facciamo un caffé, che sorseggiamo in pozzetto, chiacchierando. Intorno a noi, una piccola barca di pescatori recupera la rete.

Verso le 10 partiamo a motore, puntando verso Est. La destinazione è San Vito Lo Capo, dove da alcuni giorni si sta svolgendo la Festa del Cous Cous, a cui vogliamo partecipare. Appena sbuchiamo fuori dalla costa Sud di Favignana, ed entriamo nel canale tra l'isola e la Sicilia, ci coglie una brezza leggera da Nord Ovest, che fa ben sperare. Si spegne il motore, e si inizia la navigazione a vela. Verso la Sicilia a tratti il vento rinforza leggermente.

Abbiamo una serie di incroci con i nostri amici sull'altra barca. Al primo passiamo davanti. Lo skipper suggerisce di preparare la bottiglia di spumante per prenderli in giro all'incrocio successivo, ma.... stavolta sono loro davanti, e la bottiglia viene rimessa, frettolosamente, in frigo...

Quando siamo all'altezza di Trapani, il vento si affievolisce, ed, inoltre, gira più verso Nord. Richiederebbe troppo tempo andare a vela. Riaccendiamo il motore ed iniziamo una lunga, ed un po' monotona navigazione nell'ultimo tratto verso San Vito. Ammiro la costa della Sicilia con il promontorio su cui sorge Erice. Mi colpisce perchè, in realtà, è molto brulla, anche se piuttosto movimentata, con diversi monti che si affacciano sul mare.

Superiamo un catamarano piuttosto vecchio, sul quale sono montati alcuni dispositivi (es. generatore eolico), che denunciano subito la propensione a lunghe navigazioni da parte dei proprietari, come confermato dalla chiacchierata che farò con loro il giorno dopo.

Qualcuno propone di fare un bagno in un tratto di costa poco a Sud di San Vito (Bonagia), ma poi, dopo una chiacchierata via radio con l'altra barca, si decide di andare in porto a San Vito.

Entriamo in porto, stando attenti ad evitare i  bassi fondali ad Ovest del faro, ed ormeggiamo. Si va fare il bagno nella spiaggia, sorprendentemente ancora affollata per la stagione (è un venerdì pomeriggio e siamo a fine settembre....).

La serata è da ricordare. San Vito è gremita di folla per la festa. Oltre a bancarelle di vario genere, vi sono alcuni stand dove è possibile mangiare il Cous Cous di diversi parti del mondo (Brasile, Senegal, Nord Africa, ecc.), oltre che quello cucinato secondo le ricette siciliane. Ma noi andiamo a mangiarlo al ristorante "Profumi di Cous Cous", annesso all'Hotel Ghibli. Il posto è notevole. Ceniamo in giardino,  dove i tavoli sono distribuiti tra alberi di agrumi, e piante di gelsomino siciliano che emanano un profumo meraviglioso. Assaggio due tipi di Cous Cous (il Rais e quello del Capo), entrambi a base di pesce. Il piatto è ricco, è regala profumi e sapori in abbondanza. Il dolce non ci starebbe, ma la cameriera ci definisce delle "facce da cannolo...". Ordino e non me ne pento. Arriva un vero cannolo siciliano, riempito di ricotta al momento, per garantire che la cialda rimanga croccante. Tripudio per i sensi.

La mattina dopo, mi sveglio di buon ora per il rumore del sartiame e delle drizze che sbattono. E' entrato un grecale teso. La giornata è splendida. Il sole sbuca dal mare vicino al picco che sovrasta San Vito. Vado sul molo esterno del porto a misurare il vento con l'anemometro e rilevo una raffica a 24 nodi. Uhm... promette bene. C'è anche una discreta onda frangente. Alcuni colleghi windsurfers se la godono tra la spiaggia di San Vito e l'imboccatura del porto. Conosco i proprietari del catamarano passato il giorno prima. Sono di Cristchurch, nell'Inghilterra del Sud. Sono in giro da giugno.... Mi colpiscono: sono una coppia di quasi sessant'anni. Lei è una donnina minuta, che mai diresti essere una velista d'altura. Lui è un signore tranquillo. Sono diretti ad Est, ma oggi rimarranno in porto per non beccarsi il mare in faccia. 

Dopo la colazione ed il rifornimento della cambusa (con il solo gin tonic non ci si sfama....), si salpa verso le 11. L'uscita dal porto non sarà banale. Le barche sono grosse, il canale tra i moli di ormeggio offre uno spazio limitato, il vento forte può far abbattere rapidamente le barche. La prima barca esce con la prua al vento, ed il gommone del gestore del marina da un aiuto a sospingere la prua rapidamente nel vento. Il nostro skipper decide di uscire, orientando al vento la poppa della barca.

Uscita dal porto di San Vito Lo CapoEntrambe le manovre riescono bene. All'uscita dal porto ci accoglie un'onda di quasi tre metri ripida, che fa beccheggiare alla grande le barche. Riprendo quella dei nostri amici, che esce dall'acqua quasi fino alla chiglia.

Prendiamo il largo, e le barche si spaiano. I nostri amici rimangono più sotto costa di solo genoa. Noi issiamo anche la randa e facciamo rotta per 280-290 puntando a nord di Marettimo, la più esterna delle Egadi.

Sabato 27 settembre sarà una giornata che ricorderò per tutta la vita. Dopo un primo tratto in cui timona il nostro skipper, passo io a condurre la barca. Vado in deriva da 15 anni (ed ora in skiff), ed ho acquisito una buona sensibilità nella conduzione di questo tipo di barche a vela, ma non ho praticamente alcuna esperienza di cabinato. Le condizioni non sono le più semplici per iniziare. Il vento di grecale è compreso tra i 15 ed i 20 nodi, ed un'onda fino a 3 metri circa raggiunge la barca da poppa al giardinetto. Navighiamo al gran lasco.

Prendo il timone, sotto l'occhio vigile dello skipper. In queste condizioni, bisogna continuamente correggere e compensare le spinte che agiscono sulla barca: le raffiche, colpendo la randa spingono la barca all'orza, e così pure le onde, quando la raggiungono a poppa (mentre poi colpendo la prua la fanno poggiare). Con il timone, fondamentalmente bisogna poggiare per compensare queste due spinte, giocando d'anticipo per la massa, e quindi l'inerzia della barca, ma senza esagerare nella correzione per non finire troppo alla poggia. In Laser 4000 avviene tutto più rapidamente, con risposte immediate alle correzioni del timone.

Al timone tra San Vito e FavignanaIl timone a ruota mi confonde. Con la barra si "vede" immediatamente l'orientamento del timone, con la ruota no, e non basta sapere che funziona come il volante di una macchina (ruotando a destra la barca va a destra e viceversa). Comunque, riesco abbastanza decentemente a gestire la barca, tranne in qualche occasione in cui la raffica sopraggiunge e fa orzare la barca, io rispondo alla poggia, ma mi convinco di orzare... in quanto il concomitante arrivo di un'onda sulla poppa vanifica la mia poggiata; allora, giro il timone dalla parte opposta pensando di poggiare, ed invece orzo ancora di più. Interviene lo skipper... Il giorno dopo andrà decisamente meglio, provando la stessa andatura con condizioni più abbordabili.

Dopo una ventina di minuti cedo il timone, e passo agli altri ruoli. Navigare con vento fresco ed avere da fare in barca è molto più divertente che ciondolare a motore...

Scendiamo velocemente, finché, giunti a Nord di Levanzo, iniziamo a strambare. Anche negli altri ruoli ho ancora parecchio da imparare. In occasione di una delle strambate, sono al winch di poppa a sinistra. I winch lavorano (cioè frenano) in senso antiorario, e ruotano in senso orario. Ma io avvolgo la scotta del genoa in senso antiorario, per recuperarla e far passare la vela. Il nostro skipper sta timonando, e sta impartendo ordini a tutti per eseguire la strambata. Io sto quasi ai suoi piedi, ma con il "terzo occhio", mi becca e mi dice: "cosa fai tu con quel winch?". Capisco e correggo l'errore. Da questi particolari si giudica.... un bravo skipper!

Faro di Levanzo

Presto raggiungiamo Levanzo, costeggiandola ad Ovest, mure a sinistra. Levanzo è quasi disabitata e per questo mi affascina. Sulla punta Nord, in cima alla rupe che precipita in mare, vi è un faro, oggi probabilmente automatizzato, ma che un tempo deve essere stato a lungo la casa di qualche guardiano solitario. La costa Ovest, illuminata dalla calda luce del sole che inizia a calare, è selvaggia e deserta, e per questo, contemporaneamente, inquietante ed invitante. Mi piacerebbe passeggiare a terra, godendo di questa natura selvaggia.

Ad Ovest, più lontana si staglia all'orizzonte Marettimo, di cui, però, si distingue solo la sagoma, essendo in controluce.

Riusciamo a superare Levanzo, senza strambare ulteriormente. Nel canale tra Levanzo e Favignana, appare lontana la barca dell'altro equipaggio che è scesa lungo la costa della Sicilia, per poi passare a Nord di Favignana. Tiriamo fuori ben due binocoli per assicurarci che siano loro, ovviamente non perché siamo preoccupati che gli sia successo qualcosa...., ma per essere sicuri di poter preparare la solita bottiglia di spumante per brindare alla vittoria! Sono loro, e quando sono in rotta dietro di noi, il distacco si rivela abissale.... Parte lo sfottò senza risparmio.

Cala RotondaLa destinazione per stasera è un posto speciale, soprattutto in questa stagione: Cala Rotonda, sul tratto di costa a Sud Ovest dell'isola. E' una baia tondeggiante, con un imboccatura relativamente stretta, che offre un riparo perfetto con il Grecale. La costa qui è rocciosa e vi si aprono alcune grotte; il fondale  è ricoperto di poseidonia, con alcune chiazze smeraldo dove affiora la sabbia. Ancoriamo in una di queste. Dopo una decina di minuti arrivano anche i nostri amici. Ancorano anche loro, e mettiamo le due barche appaiate "a pacchetto" per poter passare dall'una all'altra senza l'ausilio del tender.

Facciamo un bagno rilassante, per riposarci dopo cinque ore di navigazione. La rotazione dei venti da Nord ha rinfrescato l'aria, ed abbiamo una sensazione di maggiore freddo adesso alle sei di sera, rispetto al bagno mattutino del giorno prima.

Aperitivo e chiacchiere in pozzetto. Poi, si cena con un paio di ottimi risotti cucinati da una delle donne della ciurma. La serata prosegue tra discorsi da marinai, in cui vengono coinvolte anche le donne, mentre qualcuno osserva le stelle....

Verso il porto di Favignana

Il giorno dopo, purtroppo già l'ultimo di questo week end lungo, si ragiona sul da farsi: circumnavigare Marettimo, oppure andare a visitare il museo della tonnara di Favignana? Alla fine optiamo per questa seconda soluzione. Tuttavia, uscita dalla cala, la barca dei nostri amici naviga verso Marettimo.... e noi ci esercitiamo nella manovra del recupero uomo a mare, per accontentare un "volontario" che vuole provare il funzionamento del suo giubbotto autogonfiabile.

Morale, i tempi si fanno lunghi per il museo, anche perchè davanti al porto di Favignana il vento cala. Comunque, la mattina per me è divertente, perché prendo di nuovo il timone, e provo la barca di bolina, con vento (sempre di grecale) poco oltre i 10 nodi. Provo anche a virare, senza particolari problemi in queste condizioni.

Verso il porto di Favignana

A Favignana, ormeggiamo in banchina all'inglese (con la murata accostata alla banchina). Scendiamo a terra e ci concediamo uno spuntino, a base di linguine agli scampi/insalata di mare. Si parla di film e di sciagure in mare..... ed il nostro skipper ci dice che in casi estremi sarebbe pronto a mangiarci... Andiamo bene!

Riprendiamo il mare nel primo pomeriggio, per l'ultima veleggiata verso Marsala. Il vento è fresco ma tranquillo (saremo al massimo sui 15 nodi), e l'onda inferiore al metro e mezzo. Il nostro skipper mi chiama di nuovo al timone, e godo veramente.... La navigazione è ancora al gran lasco; le condizioni sono più semplici, ma, comunque, tali da assicurare una navigazione entusiasmante. Sul bordo mure a sinistra, trovo il perfetto equilibrio e la simbiosi con la barca. Correggo solo alla poggia con il timone quando le raffiche spingono la barca all'orza. Poi, quasi lascio il timone, ed aspetto la nuova raffica. Prendo il ritmo e sono una cosa sola con la barca. Sotto la randa, ammiro il riverbero del sole sul mare, e mi stampo in mente l'immagine. Domani, sarò di nuovo in ufficio con le gambe sotto la scrivania....

Porto di Favignana

Il mare nel canale tra Favignana e la Sicilia è profondo solo 20 metri. Davanti abbiamo la zona dello Stagnone, dove i fondali sono ancora più bassi. Lo skipper chiama la strambata. Vado alla poggia, ma al momento di passare il genoa, ci rendiamo conto che la scotta si è impigliata nel tender a prua. Orzo di nuovo, e tengo la barca poco sopra il fil di ruota, mentre un mio compagno di equipaggio, va a prua a liberare la scotta. Quando questa è libera, poggio di nuovo ed eseguo la strambata. Nel momento in cui la randa sta passando, inizio già la contropoggiata istintivamente. La manovra (è la mia prima strambata in cabinato) riesce bene. Mi aspettavo peggio, perché sono abituato alle strambate in Laser 4000, che, salvo con venti leggeri, richiedono generalmente un tempismo perfetto, e spesso un segno della croce....

Porto ancora un po' la barca mure a dritta (lo skipper mi richiama perchè rimango troppo orzato, ma forse voglio solo tornare a Favignana...). Poi, cedo il timone, e mi godo sotto vento la spuma sollevata dalla barca nell'ultimo tratto verso il porto.

Rientriamo al Marina di Marsala a metà pomeriggio. Check out con il personale del charter che ci ha noleggiato le barche, doccia, aperitivo, e poi cena finale al ristorante "Il Gallo e l'Innamorata" in centro a Marsala.

L'indomani mattina, sveglia alle 4,15, transfer fino all'aeroporto di Trapani, arrivo a Milano alle 8,00, ed alle 10 sono in ufficio. Fa un po' effetto....

Sono cotto, ma ne è valsa la pena: è' stato proprio un gran bel week, le cui immagini e sensazioni faranno fatica a svanire.

Buon Vento. Fabio Muriano

 

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