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Gian Lorenzo Loria, biker di Alghero, ed appassionato collaboratore di Waterwind, ci guida in questo entusiasmante giro in MTB sul Monte Ortobene in Sardegna.

 

MTB: Monte Ortobene, Sardegna

 

La Sardegna, quella dei film di Abatantuono e dei clichè appartiene ormai al passato.
La Barbagia ormai offre servizi ed emozioni a tutti, pur rimanendo selvaggia ed indomabile.


Questo che mi accingo a raccontarvi è IL MONTE per gli abitanti del capoluogo nuorese, il Monte Ortobene.
La città di Nùoro (fate ben attenzione all'accento!) nasce e si snoda alle pendici di un piccolo massiccio di roccia granitica, ricco di sentieri, profumi e natura, tanto da ispirare poeti, scrittori, fotografi, pittori ed artisti di ogni genere.
Per esplorare l'Ortobene, è consigliato parcheggiare nello spiazzo retrostante la chiesa di Nostra Signora della Solitudine (40.328648868447594, 9.341437246753586 - vedi mappa nell'articolo), e partire sulla strada asfaltata che ci porterà in cima fino alla statua del Redentore (40.328648868447594, 9.341437246753586), diramandosi in un solo punto ma ricongiungendosi alla vetta. Insomma, non si può sbagliare: se si sale si arriva in cima!

 

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La salita.

Lungo la salita si inizia a godere del panorama sulla città e sulle montagne del supramonte verso sud e sud-est, verso Orgosolo e Oliena. Incontreremo spesso delle piccole fonti, delle cascate, dei sentieri o delle strade in terra battuta. Ognuna meriterebbe un capitolo a parte, ma non è questo il momento.
Arrivati all'unico bivio sulla strada principale (40.328648868447594, 9.341437246753586) abbiamo due possibilità per la vetta e le esploreremo una per volta.

 

(mappa degli itinerari: in blu il track 1, più breve; in verde, il track 2 più lungo)

 

Destra.
Svoltando a destra, arriveremo presto alla casa nella roccia, Sa Conca (trad. La Testa 40.328648868447594, 9.341437246753586), antica dimora di un allevatore che ha fatto di necessità virtù, trasformando nei primi del 1800 una grotta nella sua abitazione. Attualmente è un museo privato, ancora circondato dalla capre e dalle pecore, come fosse fermo nel tempo. Poco più avanti si apre alla nostra destra il parcheggio di Sedda Ortai (40.328648868447594, 9.341437246753586), un parco nel parco, con una pista ciclabile ad anello chiusa al traffico, la pista di pattinaggio e le strutture per far giocare i più piccoli. Un primo porto sicuro per le famiglie che vivono il monte.

Sinistra.
Da questa parte la salita è leggermente più lunga ma meno ripida, si passa per Farcana (40.332791, 9.370360), piccolo punto di aggregazione molto vario, con la base degli elicotteri del Corpo Forestale, la piscina comunale olimpionica all'aperto, campi da calcetto, ristorante e bar, ostello ed un galoppatoio. Chi vi scrive non è a conoscenza se al momento in cui leggerete tutte le strutture saranno aperte ed operative, ma vi assicura che ciclicamente vengono riattivate, per cui verificate su internet numeri ed aperture. Dopo la casa della curia vescovile (importantissimo riferimento per i locali, che fanno riferimento alla struttura come una pietra miliare), si continua a salire fino a lasciare la nostra sinistra completamente libera da vegetazione e poter ammirare il panorama che arriva fino al mare del Golfo di Orosei.

La salita è praticamente terminata, ricongiungendo le strade ai piedi della chiesa di Nostra Signora del Monte, dove usava scrivere il premio nobel per la letteratura Grazia Deledda, e che dopo un attento restauro fa sfoggio di una splendida cera nei giorni di apertura.

Siamo così arrivati all'anello in cima al Monte (40.322004, 9.370173), con un bellissimo parco con strutture, diversi bar, tavole calde, b&b, un'altra splendida chiesa campestre e nel punto più in alto la statua del Cristo Redentore (40.322004, 9.370173), dello scultore Vincenzo Jerace, che domina le vallate da Est/Sud-Est a Nord, esposto per quasi 360° allo splendido panorama che vede al centro la città di Nùoro.

 

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La discesa.
Lasciata la statua del Redentore alle nostre spalle, riguadagnando l'anello di asfalto, troviamo una bancarella di souvenir e prodotti tipici, che indica il punto di partenza della discesa in mountain bike (40.322004, 9.370173). La difficoltà è media, con qualche passaggio più complicato ma non molto lungo, il che consente di scendere dalla bici, quando non sono presenti chicken line. Per gli amanti dei salti, drops, spondine e gradoni è ideale, mentre i meno esperti devono avere l'attenzione di scegliere la traccia giusta!

Seguendo le tracce, bisogna anche far attenzione a non finire all'interno del sentiero 101 del CAI, al quale dedicheremo un articolo a parte, e che è destinato ai soli pedoni.

Una volta partiti, qualsiasi sia la traccia, si attraverserà l'asfalto (ricordiamoci che la cima è circondata da un anello di asfalto) nel punto con coordinate 40.322004, 9.370173, e si proseguirà dall'altro lato della strada. Da questo momento, i sentieri si moltiplicano, e vanno nelle più disparate direzioni. Il mio consiglio è di seguire una traccia o farsi fare da guida dai local, alla fine vi spiegherò come.

Tutta la discesa è immersa nel sottobosco, tra lecci, querce, ginepri, lentischi e mille altre varietà. Anche la fauna non si nasconde troppo, e infatti se state attenti non è raro osservare pernici, lepri, cinghiali, volpi e molto altro; il terreno si alterna tra terra nera, molto compatta e con grande grip nei periodi caldi, fogliame che spesso porta al bloccaggio della ruota posteriore e terra battuta, arenaria e granito. In tutta la discesa non mancherà l'aderenza e la visuale nei sentieri, che lo rendono adatto sia a chi fa grandi velocità sia ai neofiti che possono iniziare a muovere i primi passi nel mondo del gravity.

Arrivo.
Come tutte le strade portano a Roma, tutti i sentieri portano a Borbore (40.330936, 9.350139). Trattasi di Domus de janas, strutture sepolcrali preistoriche scavate nel granito. Quelle di Borbore sono molto ben conservate anche se purtroppo nei millenni è crollato il tetto della stanza principale.
Dalle Domus la strada si allarga, non è più un sentiero, anche se scavata dall'azione delle piogge diventa una strada. Percorrendola fino in fondo, sempre nel senso della salita, torneremo sull'asfalto a meno di cento metri dal piazzale dove abbiamo parcheggiato.

 

Variante.
Se non ci è bastata l'adrenalina della discesa, possiamo percorrere un altro veloce sentiero che inizia pochi metri dopo le Domus (40.331140, 9.348688). Anche qui non si può sbagliare, il sentiero non ha diramazioni o strane intersezioni, e ci riporterà sulla strada asfaltata.

In ogni caso, i sentieri dell'Ortobene sono sicuri, frequentati e arrivano sempre su una strada asfaltata o una mulattiera carrabile, permettendoci di rientrare a casa rapidamente e in sicurezza.

Meccanizzate.
Per poter percorrere più discese senza dover fare ogni volta 400 e più metri di dislivello positivo, vengono organizzate delle giornate di risalita in furgone con dei rider esperti, che se anche quel giorno non prevedono guide o istruttori possono indirizzarvi sui sentieri più belli, nuovi o adatti.
Potete trovarli su instagram come @bikando_shuttle_nuoro, o alla mail bikandoshuttle@gmail.com

Vi aspettiamo!
A menzur biere!


Gian Lorenzo

Link youtube dei percorsi:
https://www.youtube.com/watch?v=k471-VZVjxQ
https://www.youtube.com/watch?v=Ho_5wyW73og
https://www.youtube.com/watch?v=uAS7550o-SQ
https://www.youtube.com/watch?v=ggX9QeMqrrE
https://www.youtube.com/watch?v=ucpKHwxJpVM
https://www.youtube.com/watch?v=Pxwmmz1tSO0

 

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