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Negli ultimi giorni, a Valmadrera (Lago di Como), il vento non è certo mancato. Il 7 ed il 12 settembre, in particolare, ha fatto due tivani memorabili. Ma, per un motivo o per l'altro, io sono riuscito a schivarli tutti. Oggi, invece, finalmente affrancato da impegni familiari, ho imbroccato la giornata giusta.

 

Windsurf report sessione: Valmadrera (Lago di Como) 

Sveglia alle 6,15 (ormai il sole sorge - in pianura - alle 7,15). Check agli anemometri. Sia Meteolecco che quello del WCV, danno segnali positivi, 24-25 km/h entrambi (ovvero una ventina di nodi sicuri in acqua). Parto poco dopo le 7 (ammetto di essermela presa un po' con calma...). Arrivo sullo spot per le 7,40 circa. Incontro Matteo (sempre un piacere), che sta per entrare in acqua con una Neil Pryde Wizard 5.1. Prima o poi, passerò anch'io a potenti vele freestyle (almeno nelle misure più grosse), e, forse, anche ad una tavola freestyle, come mia tavola di litraggio maggiore (intorno ai 100 litri).

 

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Sono tentato di armare la Ezzy Tiger 5,5 (vela wave), ed uscire con il Fanatic Freewave TE 105. Ma voglio stare fuori a lungo, e temo cali di vento dopo le 8,30-9,00. Decido per la Ezzy Chetaah 6,5 (freeride), e per la Tabou Rocket LTD 115. Poco prima di uscire, scopro che c'è anche il Dottore (Andrea - altro incontro sempre piacevolissima). Scoprirò, poi, in acqua, che è qui con la figlia. Che famiglia di sportivi! Il figlio è venuto con noi ad Andora a Giugno. Poco dopo le 8 sono in acqua. All'inizio sono leggermente sovrainvelato (ma entro limiti gestibili), e risalgo molto. Fa caldo, anche se il sole ancora non è sorto dietro il Resegone. Prudentemente, ho messo una muta lunga leggera (2 mm). Niente guanti, nè calzari! Inizio a mnaovrare. Devo un attimo svegliarmi e sgranchirmi, e le prime manovre non le indovino.

 

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Comunque, ho subito la sensazione di quanto sia facile e didattica Valmadrera in queste condizioni, rispetto ai classici spot gardesani per il Peler (Prà e Malcesine). Non voglio fare graduatorie. Ci si può divertire in entrambi i laghi. Quando vado al Garda (dove, onestamente, il vento è, però, più forte e frequente), mi diverto tra le ondone (salti e surfate), e godo del meraviglioso panorama (un po' meno per il casino che in genere si trova a terra...). Valma, in questi frangenti, invece, è perfetta, perchè ti consente di capire bene i movimenti della manovra, grazie soprattutto all'onda contenuta entro il mezzo metro, che non ti scompone. E' per certi versi simile al Pier (Lago di Garda), con Peler.

 

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Dopo i primi tuffi, inizio ad imbroccare le prime Power Jibe chiuse. Inizio a sperimentare la bellezza di vedere la tavola ruotare sotto i piedi in planata al lasco/poppa, contemporaneamente alla rotazione della vela sulle nuove mure, in senso opposto. Capisco che è la chiave giusta per realizzare le strambate fluide, che spesso vedo fare al mare/lago (con vento forte), ai più bravi con tavole wave/fsw/freestyle. Ho capito, ormai, che il momento in cui realizzare questa doppia rotazione varia, soprattutto, in base all'intensità del vento, e va anticipato, tanto più quanto il vento è forte.

A volte, ancora devo decifrare l'esatta situazione, e talora imposto la manovra per vento forte, quando in quel momento il vento medio è più leggero, e non ho neanche una raffica da sfruttare. Infatti, nonostante il vento sia bello su quasi tutto lo spot, soprattutto sul lato Lecco è meno stabile (con qualche buco in più), e ruotato più da Nord-Est. Bisogna saper interpretare la situazione, per sfruttarla al meglio, e non sbagliare. Qualche volta, inoltre, non ho ancora il peso del corpo posizionato al meglio rispetto alla lunghezza della tavola. Oggi, nella prima parte dell'uscita, in condizioni di sovrainvelatura, posso stare più arretrato, e la tavola plana ancora a lungo. Nella seconda parte, con meno vento, così facendo, si rischia di arare troppo con la poppa.

Dopo un po' correggo l'assetto, adeguandolo alle condizioni della seconda parte della sessione, e e mi butto di più nella vela, in poggiata, per avenzare il peso del corpo.

 

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Nella prima parte dell'uscita, viro poco. Non ce n'è troppo bisogno, poichè già risalgo molto, come vi ho detto. Mi dedico alla virata eveloce nella seconda parte della sessione. Ne chiuderò solo tre perfette, e tutte mure a dx. Nelle altre, puntualmente cado dopo il cambio di mure, perchè la vela non mi tiene.

 

Capisco quanto sia importante, tra le altre cose, portare subito avanti la vela dopo il cambio di mure. Ma quando inizia a sopraggiungere un po' di stanchezza, eseguo la manovra lentamernte e con pigrizia, e facilmente sbaglio. E la virata, a differenza della strambata, non perdona mai. Direi anche che, oggi, ho inventato un nuovo tipo di virata veloce: la virata "culo" (per analogia lessicale con la manovra freestyle). In uscita, cado quasi tirandomi la vela addosso, intingo la mia parte più nobile nell'acqua, cerco disperatamente di poggiare subito, eseguo una sorta di waterstart, e riparto.

 

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Anche in questa uscita, ho la conferma che, prima del cambio di mure, in virata veloce, è fondamentale avanzare il proprio assetto, e portare il più avanti possibile mano e piede di poppa, ed arretrare il rig. L'orzata, mi sembra, comunque, sia più da ottenere con l'arretramento del rig, piuttosto che spingendo con i talloni sul bordo sopravento della tavola. Quando spingo, spesso eseguo un'orzata troppo brusca, che mi fa perdere la planata presto. Della virata mure a sx (sono destro....), meglio che non parli....

Ad un certo, mi prendo una pausa e mi metto a fare un po' di foto e riprese, con la mia fotocamera compatta subacquea, sempre nel salvagente. In particolare, mi colpisce Luciano di Crescenzago (che conoscerò più tardi a terra), che esegue un cambio di direzione, passando in backwind, e, poi, bugna in avanti (vedi video). In acqua, incrocio più volte Matteo, che con la 5.1 va a palla (almeno nella prima parte)! A conferma della potenza della Wizard. Anche Gigi è in acqua con vela Severne piccola, e va come una lippa (vedi video). Il dottore segue da vicino la figlia, che colgo, ad un certo punto, urlante di gioia in planata (eh, eh, lo faccio anch'io spesso, a distanza di ben 9 anni dal mio primo giorno di windsurf). Faccio fatica (anche oggi ad uscire dall'acqua). Il rig scelto mi garantisce ancora la planata, ed esco per ultimo verso le 10,00, perchè prima o poi devo anche andare al lavoro.....

 

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A terra, scambio due chiacchiere con Luciano (quello della manovra), e con Paolo, che viene dal Canton Ticino. Gli chiedo quanto ci impieghi dalla Svizzera a venire a Valma, e scopro, con sorpresa, che ci mette solo 50 minuti. L'alternativa per loro è andare a Maccagno (Lago Maggiore), dove, però, il vento è meno frequente ed intenso. Penso a due amici della zona di Lugano, che stanno imparando a planare, a cui Valma farebbe proprio bene.... Chi ha orecchi per intendere, intenda....

Ed ora speriamo che i laghi ci regalino anche un bel weekend.

 

Aloha. Fabio

 

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Un breve video della sessione 

 

 

 

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