Articoli di trekking
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La Via del Sale è un bel caso di recupero escursionistico di un tracciato la cui storia si perde nei secoli.

La logicità del crinale, la percorribilità per gran parte dell'anno e la grande visibilità che offriva, ne facevano sicuramente un percorso molto utilizzato, probabilmente già in epoche preistoriche, ma sicuramente consolidato in epoca storica, dall'Impero romano in poi. La via fu probabilmente aperta dai pastori transumanti, poi in epoche preistoriche fu già via di scambio dei metalli e successivamente di altre merci. Il nome di Via del Sale viene probabilmente dal fatto che in epoca tardo-imperiale e poi medioevale, Genova detenne saldamente il controllo del mercato del sale, che fu fondamentale per definire il successo della Repubblica marinara. La stessa scelta di non costruire strade carrozzabili per i traffici di sale, ma di affidarsi a sentieri percorribili solo a dorso di mulo, permise alla città di ostacolare predazioni, furti e penetrazioni da parte di eserciti nemici. Il ruolo storico di questa strada è andato via via scemando con la perdita di importanza del sale nelle conserve, dal XIX secolo in poi.

La Via del Sale (o Via del Mare) oggi è invece un bel percorso escursionistico, dove elementi naturalistici, paesistici, gastronomici, geografici e storici si mescolano e danno al camminatore un'esperienza completa, che sicuramente lascia un'impronta indelebile, e la voglia di ritornare.

 

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Qualche dato tecnico

La Via del Sale qui descritta si percorre normalmente in 3 giorni. E' un trekking tecnicamente facile, perché offre alloggio a tutte le tappe e si svolge su sentieri ampi, ben segnalati e a quote non elevate. Richiede però un buon allenamento per camminare circa 7 o 8 ore ogni giorno e superare un dislivello non banale; inoltre necessita di un buon equipaggiamento di base, con scorte di acqua e cibo. Si cammina in zone poco popolate, non sempre a portata di segnale telefonico; fuori stagione è normale non incontrare nessuno sui sentieri. Per questo consigliamo di percorrerlo in gruppo.

Equipaggiamento necessario

Il percorso richiede dei buoni scarponcini da trekking, comodi, ben rodati, che garantiscano impermeabilità, sostegno alla caviglia e ottima presa sul terreno. E' meglio camminare con uno zaino leggero, riducendo il bagaglio all'essenziale (zaino da 30 litri). Negli alloggi è presente tutto il necessario: sono richiesti solo i propri ricambi con sapone e asciugamano, uno strato termico a seconda della stagione (un buon pile o un piumino leggero), una giacca impermeabile e antivento, cappello e guanti. Portarsi un piccolo kit di pronto soccorso e una torcia frontale. Le creste possono essere ventose, quindi regolatevi di conseguenza.

Necessarie, soprattutto per le prime due tappe, scorte di acqua (minimo 1 litro) e di cibo (carboidrati e zuccheri) che permettano di percorrere le giornate in autonomia.

Molto importanti le carte: per non rischiare di perdersi ed avere sempre la situazione sotto controllo, consiglio di preparare il trekking e portare con sé le prime 4 carte “Le vie del sale, dall'Oltrepò Pavese al Mare” in scala 1:25.000 edite dallo Studio Cartografico Italiano – Genova.

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Periodo consigliato

La Via del Sale è un percorso che si apprezza soprattutto in primavera e in autunno. Da marzo a metà giugno si può godere delle ampie fioriture prative, mentre da settembre a novembre degli spettacolari colori dell'autunno. Il percorso è sconsigliabile in piena estate, per le elevate temperature e la quasi completa assenza d'acqua, e in inverno, per la possibile presenza di neve e ghiaccio.

Primo giorno

Località di partenza: Varzi
Località di arrivo: Capanne di Cosola
Tempo di percorrenza: 7 ore di cammino
Chilometri: 20 km

Difficoltà: E' la tappa con più dislivello positivo e meno possibilità di uscita dal trekking. Bisogna partire presto, riposati e con buone scorte d'acqua. Nessuna difficoltà tecnica significativa.

Indicazioni: Chiare a tutti i bivi. Seguire i segnali Cai (bandiere rosse-bianche), frecce Cai con sigla VS e frecce Via del Mare
Dislivello in salita: 1480 m
Dislivello in discesa: -380 m
Quota massima: Monte Chiappo 1699 m

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Si parte dal piazzale dell'antica stazione, ora demolita, approfittando degli ottimi locali per fare una buona colazione prima di iniziare a camminare. Le prime indicazioni della Via del Sale (qui anche Via dei Malaspina) si trovano oltre il ponte sullo Staffora, torrente in secca per gran parte dell'anno. Qui si legge una buona carta riepilogativa della prima parte del percorso e alcune informazioni floro-faunistiche. Si incomincia a camminare su ampia carrareccia, contornata da Robinie e campi, che corre lungo lo Staffora. Dopo un paio di chilometri, si incontra un primo contrafforte di calanchi e un cartello che ci invita a inerpicarci sulla collina, seguendo una trincea argillosa non molto agevole. Con questo primo strappo, saliamo di quota su una collina boscosa, che già offre scorci panoramici su quest'area di argille e calanchi. Si apre appena lo sguardo sulle colline circostanti, ma la quota è ancora bassa. Dopo la prima salita, il sentiero si apre, si trasforma in carreccia e ci porta a Monteforte, primo centro abitato di questa giornata, che ci offre una fontana di acqua fresca e un bel balcone panoramico sulle colline. Da qui, dopo breve tratto di strada, si torna a prendere un sentiero e a salire dolcemente sul crinale. In autunno, il bosco eterogeneo si tinge di un'ampia gamma di colori, dal giallo brillante al rosso carminio. La vista però si apre quando, a quota 780 m, il nostro sentiero sbuca sulla strada asfaltata che porta a Castellaro. Qui ci toccano un paio di chilometri su asfalto, poco piacevoli per i piedi, ma molto panoramici sulla valle dello Staffora e sul monte Penice.

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Qualche nota personale

Ogni trekking ci lascia molto. Questo, sicuramente, mi ha lasciato dei panorami infiniti, impossibili da pensare sulle Alpi, anche ad alte quote, e una grande varietà di visioni, dominate ora dalla nebbia, ora dal sole, ora dalle brume. Mi ha donato una bellissima Via Lattea, i suoni del bosco di notte, la fuggevole visione di caprioli e di altri selvatici.

Mi sento di consigliare questo percorso a chi ama l'intreccio tra storia e natura e vuole conoscere qualcosa di più sul territorio appenninico e sull'entroterra ligure, ancora così defilati dalle folle costiere. E' un trekking alla portata di molti, specie se ci si affida all'ospitalità organizzata, anche se non è da sottovalutare: pur essendo giovane e allenata, alla fine di ogni tappa un filo di stanchezza e un robusto appetito si sono sempre fatti sentire. Credo però che ogni trekking richieda un po' di sacrificio per essere goduto appieno, per cui bando servizio bagagli e percorsi organizzati con tutti i comfort: lasciatevi incantare dal ritmo lento degli scarponi e dallo scalpiccio delle suole sul selciato. Per molti chilometri, potrete sentire solo quel suono, mescolato tra i sottili rumori del bosco.

Buona camminata.

Cristina

Clicca qui, per vedere la slidegallery completa dell'itinerario.

 

 

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