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La planata, nel windsurf, è in genere un punto di non ritorno.... Se si è avuta la pazienza di superare le prime difficoltà, ed apprendere le manovre base, l'emozione della planata rende definitivamente dipendentI da questo sport. Vediamo, allora, di capire come raggiungere e mantenere questo stato di grazia.

Spesso mi capita di sentire principianti, o poco più che tali, dire che hanno planato per 10 secondi...... Ma siamo sicuri? Non è che hanno solo sperimentato l'ebrezza di una momentanea accelerazione?

Vediamo, allora, di chiarire innanzitutto cosa sia la planata, cercando di non essere troppo complicati. Se volete bypassare la spiegazione teorica, saltate direttamente la parte in corsivo che segue.

La planata si verifica quando la tavola da windsurf non galleggia sull'acqua solo per effetto della spinta di Archimede, ma quando, colpendo l'acqua mentre avanza, la tavola riceve dall'acqua anche una spinta verso l'alto (oltre che una resistenza all'avanzamento detta attrito), che si somma alla spinta di Archimede (quest'ultima in realtà diventa pressochè trascurabile, soprattutto ad alte velocità). L'origine di questa spinta è da cercarsi nell'energia del vento che dalla vela si trasmette alla tavola (visto che sono solidali), che (non potendo più di tanto scarrocciare, per effetto della resistenza opposta dalla pinna e dalla forma della tavola stessa) procede in avanti, acquisendo progressivamente velocità. Avanzando, la tavola impatta sull'acqua che in parte si sposta. Parte dell'energia dell'impatto, rimane "intrappolata" (a causa delle forze con cui interagiscono i corpi) tra tavola ed acqua (potete immaginare che tra di essi vi sia una molla), per poi ritornare sulla tavola sollevandola. E' questo il risultato di quella che in fisica viene detta 3a legge di Newton (noto anche come principio di azione e reazione), in base al quale se un corpo applica una forza ad un altro corpo, quest'ultimo reagisce con una forza uguale e contraria applicata al primo.

 

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Se la velocità della tavola è sufficientemente elevata, la forza di reazione che si genera è tale da sollevare la tavola nettamente dall'acqua, facendo in modo che la tavola viaggi quasi solo sulla poppa. In tal modo, peraltro, riducendosi la superficie della tavola a contatto con l'acqua, viene ridotta molto anche la forza di attrito che tenderebbe a rallentare la tavola, che, quindi, acquista ancora più velocità, emergendo ancora di più dall'acqua. L'esempio estremo dell'applicazione di questi principi sono le tavole foil, che ormai si vedono in giro sempre più spesso.

Il risultato, quindi, e che si naviga a piena velocità (a palla, fullpower, come si ama dire in gergo tra i riders), con la tavola che rimbalza sull'acqua, risultando immersa grosso modo per metà, o, quando si va veramente veloci, solo con la poppa. 

 

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Fatta questa introduzione teorica, vediamo ora di spiegare come si ottiene e si mantiene la planata.

State navigando al traverso o di bolina larga, non in planata, con i piedi fuori dalle straps. Devo subito fare una considerazione importante. Mi capita di vedere troppi riders, che quando non planano, navigano mantenendo il corpo arretrato, e soprattutto il piede posteriore a centro tavola ben piantato sulla poppa. Spesso questi riders sono sovrainvelati (sin dall'inizio hanno preso questa brutta abitudine), perchè sono convinti che per planare servano vele grosse, e non, in primis, un assetto corretto del corpo sulla tavola. Sono, pertanto, perennemente in posizione arretrata con il corpo, in quanto sono sempre sulla difensiva: la vela grossa tira molto, e temono di andare in catapulta....

Questa impostazione è deleteria anche quando si bordeggia con tavole freeride, ma diviene veramente disastrosa quando si passa agli altri shape, che entrano meno facilmente in planata (tavole wave e freestylewave). Ritengo, pertanto, importante raccomandare di mantenere una posizione dei piedi avanzata, con il piede di prua poco a poppa del piede d'albero (con la punta del piede orientata verso il piede d'albero), e, soprattutto con il piede posteriore a centro tavola, poco dietro le straps anteriori. La poppa esce dall'acqua, non ara nell'acqua, fa meno attrito, e la tavola entra più facilmente in planata. Per non finire in catapulta, bisogna essere attenti alle raffiche (guardando sempre sopra vento), e rapidi nell'eseguire i movimenti di seguito spiegati.

Per innescare la planata, ammesso che siate correttamente invelati, in generale, dovete poggiare leggermente (la tavola tendenzialmente accelera ulteriormente) aprendo leggermente la vela (per far lavorare meglio la vela rispetto al vento che la investe - anche qui ci sarebbero delle considerazioni di fisica da formulare); ma, soprattutto, dovete spingere via con il piede anteriore la tavola, avendo posizionato il piede subito a poppa del piede d'albero, con la dita del piede che puntano verso il piede d'albero. La schiena deve essere dritta e la gamba anteriore tesa. Il busto può arretrare leggermente, rimanendo rivolto verso prua, ma non spostate i piedi. Come dico sempre a chi partecipa ai miei stage/lezioni, dovete immaginarvi di avere un palo che vi passa dalla spalla anteriore fino al piede anteriore e che vi tiene dritta e rigida tutta la parte anteriore (cioè verso prua) del corpo. Questo assetto è indispensabile per scaricare nella maniera più efficace possibile, tutta la potenza della vela (magari in occasione di una raffica, se il vento non è costantemente forte) sulla tavola, attraverso il proprio corpo. Se avete agito correttamente, la tavola accelererà in maniera significativa e schizza via in planata.

 

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Questa è l'impostazione generale, che vale soprattutto per le tavole freeride con cui si apprendono le prime planate, in condizioni di vento medio (15 nodi circa). Queste tavole, in realtà, entrano in planata prima (early planing come dicono i produttori nelle loro presentazioni), anche di bolina larga se c'è abbastanza vento (oltre i 20 nodi), e, quindi, necessitano di essere portate al lasco solo se il vento è medio-leggero. Anche le tavole freestyle planano facilmente, e stringono il vento molto, mantenendo la planata. Le tavole wave (ed anche alcune tavole freestylewave, più orientate al wave) richiedono, quasi sempre, di essere portate al lasco per entrare in planata, salvo casi in cui il vento è veramente forte, o la discesa da un'onda agevola l'entrata in planata. Infatti, conta molto anche l'intensità del vento. Quando il vento è veramente forte, e si è magari sovrainvelati, anche una tavola wave entra in planata di bolina larga, ed a volte è possibile ripartire in planata, dopo averla persa, avendo addirittura tutti e due i piedi già nelle straps. Quando il vento è particolarmente forte, peraltro, conviene comunque non poggiare troppo, perchè la tavola potrebbe accelerare in maniera brutale, ed incontrollata.

Quando la tavola sta entrando in planata, risulta necessario, piuttosto rapidamente e senza indugio (soprattutto con piano d'acqua mosso) infilare entrambi i piedi nelle straps. Planare con i piedi fuori dalle straps vuol dire bordeggiare senza aver il pieno controllo della tavola (soprattutto se il piano d'acqua è mosso), con risultati, peraltro, abbastanza comici. Vediamo, allora, di capire insieme come infilare i piedi nelle straps.

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In definitiva, tranne che in spot particolari dove il vento è molto costante, vi troverete così a bordeggiare disegnando una rotta ad S, orzando nelle raffiche, e poggiando negli scarsi. Le correzioni di rotta non devono essere così decise come se voleste virare o strambare, ma devono essere tempestive.

Prima di chiudere questa spiegazione sulla planata, un'ultimo suggerimento per la regolazione delle straps. Si tratta di un particolare fondamentale, che potrà cambiare la qualità delle vostre uscite. Quindi, non siate approssimativi su questo punto. Personalmente, ritengo che le straps siano regolate e strette al punto giusto, quando il piede può entrarci poco oltre le dita. Non devono risultare così larghe da consentire di infilarci il piede, fino ad avere la strap che raggiunge la caviglia. In quest'ultimo caso, farete molta fatica a calcare adeguatamente sulla tavola con il tallone (perché vi sarà finito in posizione troppo centrale sulla tavola); avrete, poi, anche difficoltà in manovra, in quanto, facilmente, al momento di estrarre il piede (vale soprattutto per quello anteriore), prima di virare o strambare, vi rimarrà spesso incastrato nella straps. Quindi, che indossiate i calzari o meno, spendete sempre due minuti per sistemare correttamente le straps, prima di iniziare la sessione (o, al limite, fatelo in acqua, se vi rendete conto che siete proprio messi male da questo punto di vista).

 

Buon vento. Fabio

Leggete anche l'articolo con i consigli per l'attrezzatura per i principianti.

 

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Prossimamente, pubblicheremo un video che vi mostrerà in concreto quanto spiegato in questo articolo. Stay tuned!

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