Un'altra giornata memorabile di trekking in Val Seriana, nelle Alpi Orobie: da Valbondione, siamo saliti al Rifugio Coca ed al lago di Coca; abbiamo, quindi, effettuato la traversata al Rifugio Curò, per poi tornare a Valbondione, e chiudere un lungo ma stupendo giro ad anello.
Trekking: Rifugi Coca e Curò, anello da Valbondione (Val Seriana, Orobie)
L'escursione che sto per descrivervi è subito iniziata nel migliore dei modi.
Per evitare il probabile traffico domenicale per salire in alta Val Seriana, ho giocato d'anticipo e sono partito nel tardo pomeriggio di sabato (6 giugno 2026), per andare a dormire in località Grumetti di Valbondione, con il mio furgone camperizzato. Scelta azzeccatissima, anche perchè è stato bellissimo risvegliarsi, domenica mattina, sotto il cielo blu e le montagne della vallata, pronto per camminare. Avevo puntato la sveglia alle 6,30, ma in realtà sono stato svegliato già verso le 5,00, dai primi appassionati di montagna, arrivati sul posto per iniziare la propria escursione/ascensione alle prime luci dell'alba.
I sentieri per il Rifugio Coca e per il Rifugiò Curò, nonchè per le cime intorno ad essi, partono da Grumetti, una delle ultime frazioni di Valbondione, raggiungibile in macchina. Dall'1 giugno al 31 ottobre, i parcheggi in zona sono quasi tutti a pagamento, con sistema "gratta e sosta". Il biglietto si può acquistare presso i bar locali, tra cui anche l'ultimo al parcheggio stesso di Grumetti (come ho fatto io). Possono anche essere acquistati online (valseriana.eu).
Giornaliero a 5 euro, con sconto per i biglietti plurigiornalieri (aggiornamento: 2026).
Segnalo che presso il campo sportivo di Valbondione esiste anche un'area di sosta camper, con bagni e docce.
Come detto, una volta sveglio, dopo una buona colazione, ho indossato gli scarponi ed ho imboccato il sentiero 301A che poi incrocia il 301, per salire, innanzitutto al Rifugio Coca.
Clicca qui, per la raccolta fotografica completa dell'escursione
Il Rifugio Coca si può scorgere, lassù in alto, appoggiato ad uno sperone roccioso, dal parcheggio di Grumetti. In genere, la vista del rifugio che si vuole raggiungere è rincuorante. In questo caso, genera un attimo di inquietudine, per il dislivello da coprire in pochi chilometri. Ma prevale la voglia di conquistare questa affascinante meta, anche perchè la vallata impervia in cui sale il 301, contornata da belle cascate, e montagne, offre subito uno scenario avvincente.
Il sentiero, dopo un primo tratto iniziale nel bosco, parte subito deciso con ripetuti salti rocciosi da superare, anche se una serie saggia ed infinita di tornanti, smorza un po' la pendenza. Comunque, c'è poco da dire: in circa 3,8 km si devono superare 1000 metri circa di dislivello (guardate la nostra traccia qui sotto).
La segnaletica a Grumetti indica circa 2 ore e 40 minuti di tempo per il Rifugio Coca. Domenica, mi sono svegliato bene, pieno di energie, e con un buon allenamento. Sono partito alle 8,10, ed ho sfruttato le ore più fresche della giornata per iniziare a camminare. Compresa qualche pausa per le foto, ho impiegato circa 2 ore e 15 minuti, per arrivare al Rifugio Coca.
Superati i 1700 metri di quota, si esce dal bosco, si supera un torrente su un ponticello in pietra, si salgono alcuni gradini in cemento, e poco dopo si raggiunge un manufatto idraulico che funge da vasca di sedimentazione delle acque del torrente Coca. Qui, ho iniziato ad incontrare i primi stambecchi (perderò poi il conto di quanti ne ho avvistati). Il Rifugio, ormai, è sempre più vicino ed evidente sopra la nostra testa e viene raggiunto con un ultimo sforzo.
Resistendo alla tentazione del profumo di torta che veniva da dentro il rifugio, ed accontentandomi di bere un po' di acqua fresca dalla fonte all'esterno del rifugio e di mangiare una banana, ho valutato le alternative per proseguire la mia escursione: salire al Laghetto di Coca, 200 metri circa più in alto, o partire per la traversata al Rifugio Curò (3,5 ore)? Difficile scegliere, ed infatti, alla fine ho optato per entrambe le soluzioni! Dapprima sono salito al laghetto di Coca con il sentiero 323, e poi ho intrapreso la traversata con il 303.
Dal Rifugio Coca, il sentiero 323 inizia a salire con moderata pendenza e raggiunge in breve una bella piana (val di Coca), dove serpeggia il torrente omonimo, e dove ho iniziato ad essere circondato da magnifici esemplari di stambecco: maschi e femmine adulte, e giovani, nati da poco. Gli adulti stanno facendo la muta proprio in questo periodo, e stanno perdendo il folto pelo invernale.
Un breve tratto ripido, con qualche possibile nevaio, dove prestare un po' di attenzione, separa la piana dal soprastante laghetto di Coca (2108 metri, 5 km circa dalla partenza), che appare limpido ed azzurro, superato un gruppo di massi, in cui si fa strada l'emissario. Qui, si trova l'indicazione chiara, scritta a vernice su un masso, ed anche la segnaletica, che evidenzia la deviazione - verso Est - per la Bocchetta dei Camosci, a quota 2719 m, oltre la quale si scende verso il Rifufio Curò, proseguendo sempre lungo il 323 (traversata alta tra il Coca ed il Curò). Dalla Bocchetta, si può anche raggiungere la vetta del Pizzo Coca (3050 metri) per la cresta Sud Est (itinerario alpinistico - passaggi di III° grado).
Io mi sono fermato un attimo al lago per ammirarne la bellezza, e mangiare mezzo panino. Il lago sorge in quella che viene denominata la Conca dei Giganti, essendo contornata dalle cime più alte delle Orobie, tra cui, oltre al Coca, il Redorta, la Punta di Scais, il Torrione Curò, che superano i 3000 metri, ed altre vette che sfiorano tale quota.
Nel frattempo, ho iniziato a meditare sul da farsi, osservando altri escursionisti che salivano e scendevano dal sentiero 323 per la Bocchetta dei Camosci. Essendo partito presto, avevo ancora diverse ore a disposizione, ma ho considerato di non avere nelle gambe 1700 metri di dislivello per raggiungere la Bocchetta e poi scendere al Curò. Le previsioni, inoltre, davano possibile pioggia nel pomeriggio.
Studiando le tracce su Komoot (davvero preziosa e ben fatta questa app per escursionismo), mi sono però reso conto che, tornando indietro a metà della piana sottostante il lago, veniva indicato un sentiero che poco dopo si ricongiunge con il 303 proveniente dal Rifugio Coca, e diretto al Rifugio Curò (traversata bassa), passando per il Passo del Corno (2222 metri) e la Sponda Arsena (2350 metri). Ed allora non ho resistito alla tentazione di andare ad esplorare anche questo percorso (indicato come EE, per escursionisti esperti), per vedere anche la zona del Curò e chiudere un anello per tornare a Valbondione.
La traccia a metà della piana, onestamente, non è facile da trovare. Mi sono fidato molto di Komoot, che non mi ha tradito (anche Mapy.com la riporta). Se volete effettuare il mio stesso percorso, non dovete fare altro che seguire la mia traccia qui sopra.
All'incirca alla confluenza del Torrente Coca con un altro ramo che scende in sponda sinistra, si svolta verso NE. Nel punto dove dovete svoltare, in realtà si notano dei vecchi pali di metallo, troncati, su cui, un tempo, probabilmente si trovava della segnaletica che evidenziava la deviazione.
Attraversate quindi il torrente Coca, saltellando sui sassi emersi, e già mentre lo state guadando, iniziate a scorgere dei vecchi segni in vernice bianca, qua e là sui massi, oltre il torrente, che indicano la traccia da seguire. All'inizio, nella piana, la traccia è piuttosto labile, e mi ha fatto temere di poter perdere il sentiero, ma, in realtà, salendo sul pendio soprastante, verso Est, la traccia diventa sufficientemente evidente. E poi ci sono gli escrementi degli stambecchi che confermano di essere su un percorso battuto....! 300 metri dopo il torrente (6 km totali dalla partenza), comunque, la traccia raggiunge il 303, proveniente dal Rifugio Coca, in corrispondenza di alcune conche ricoperte da folti prati, e da qui il sentiero risulta inequivocabile, e confermato dai classici segnavia in vernice bianco-rossi.
L'ambiente, ora, si fa selvaggio. Non si incontrano più i tanti escursionisti che salgono al Rifugio ed al lago di Coca, ma solo pochi camminatori con spirito di esplorazione. Giustamente, il sentiero viene indicato come EE, per la lunghezza (3-3,5 ore dal Coca al Curò), per qualche tratto un po' esposto, e per il canalino attrezzato con catene, su sfasciumi, poco prima di raggiungere la Sponda Arsena (dal versante Sud). Ma non ci sono difficoltà tecniche estreme o alpinistiche, almeno per chì è abituato a camminare in alta montagna.
Il sentiero prosegue guadagnando progressivamente quota, anche con qualche tratto in piano, e superando diverse vallette, con panorama molto suggestivo sulla zona del Rifugio Coca, su Valbondione, 1000 metri più in basso, sulla Presolana, prima della quale si vede la cresta del Monte Sasna, raggiunto da me qualche settimana fa, da Lizzola, e la cuspide del Pizzo Recastello, verso Est.
Davanti, appare presto anche la guglia del Pizzo Corno, e si intuisce, immediatamente a sinistra di questo, il Passo del Corno, verso cui il sentiero ci sta portando.
Il Passo, che io ho raggiunto dopo circa 5 ore di cammino dalla partenza (7,4 km), è un punto molto scenografico, perchè consente di ammirare sia la zona del Rifugio Coca, e sia quella del Rifugio Curò, e del lago del Barbellino, la cui sagoma turchese appare nei pressi del rifugio. La vista del Curò può rassicurarvi, ma non fatevi ingannare, come successo a me, che avevo sbrigativamente studiato il percorso: dai 2222 metri del passo, dovete salire ai 2350 metri della Sponda Arsena, con alcuni tratti, come già detto, ancora ripidi, ed attrezzati.
Comunque, io sono arrivato alla Sponda Arsena ancora in buone condizioni (2 ore circa dalla valle del Coca), e soddisfatto per aver coperto un dislivello positivo di ben 1500 metri!
E' la discesa fino alla diga del Barbellino che mi ha ammazzato ..... Infatti, questo tratto del sentiero è molto irregolare, con massi continui di discreta altezza, sassi sparsi qua e là, ed è molto ripido. Le mie gambe hanno un po' sofferto, e sono andato più lento per non sollecitare troppo le mie ginocchia, non più giovani. Insomma, ci ho messo 1,5 ore per arrivare alla diga, e poi al Rifugio Curò. Fate bene i conti, con le vostre capacità, quindi.
Arrivato alla piana della diga del Barbellino, però, mi sono trovato di fronte lo spettacolo degli stambecchi arrampicati sul paramento subverticale della diga, fino a quote paurose, per leccare il salnitro che trasuda dal cemento (sono ghiotti di sale, come tutte le capre).
Un ultimo tratto del sentiero, ampio, anche se a tratti molto esposto, aggira la diga del Barbellino da Sud, e finalmente vi conduce al Rifugio Curò.
Da alcune ore, sognavo la birra media, che ho prontamente ordinato al bar del rifugio, per sorseggiarmela, poi, comodamente seduto sui tavoli esterni. Mi sono riposato, ed ho integrato i liquidi e sali persi, come gli stambecchi!
Intorno a me, intanto, passavano bottiglie di spumante.....
Ma, poi, al mio stesso tavolo si è seduto un simpaticissimo ragazzo di Bergamo, anche lui, come me, "diversamente giovane", reduce da 2000 metri di dislivello con mountain bike muscolare, che ha preso una bella birra, ma a cui è arrivato anche un magnifico panino gigante, con saporitissimo prosciutto crudo locale, e formaggio tipo taleggio.... Mi sono fiondato di nuovo dentro il rifugio, ed alla ragazza al banco ho chiesto: "voglio un panino come il suo"!
E devo dire che birra e panino mi hanno fatto recuperare, in parte, le energie spese.
Alle 16,30, a malincuore, ho cominciato la discesa per tornare a Grumetti di Valbondione. Sarei rimasto volentieri in piacevole compagnia a chiacchierare, e, magari, sarei rimasto anche qualche altro giorno in questa zona di montagne.
Dal Rifugio Curò, o dal Rifugio Barbellino, poco più avanti, si possono effettuare tante escursioni interessanti, ed anche le ascensioni al Pizzo Recastello, al Pizzo Tre Confini, al Monte Gleno, al Monte Torena, al Pizzo del Diavolo di Malgina. Insomma, c'è solo l'imbarazzo della scelta.
Il sentiero che scende (o sale) dal Curò a Grumetti (305 e 305 B), è largo, inizialmente scavato nella parete rocciosa, e scende molto gradualmente a valle, con tracciato abbastanza lungo, ma panoramico e scenografico. La parte sotto la stazione di valle della teleferica del Curò è addirittura carrozzabile, ed attraversa un bel bosco che vi ripara dal sole, in estate. Avete anche la possibilità di deviare verso la frazione di Maslana, con il 332, e passare sotto diverse cascate.
Io ho tirato dritto e sono arrivato al mio furgone alle 18,00, dopo ben 10 ore di escursione, stanco ma enormemente appagato.
Ormai, sono innamorato delle Orobie, e tornerò qui per altre serie escursioni, quanto prima.
Buona passeggiata. Fabio
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