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Le Alpi Orobie hanno migliaia di vette da scoprire e tanti itinerari possibili da inventare ad ogni nuova escursione. Questa volta siamo saliti sul Monte Sasna, da Lizzola (Valbondione), in alta Val Seriana. Raggiunta la cima, ci siamo trovati su un incredibile balcone panoramico con intorno tutte le vette principali delle Orobie.

 

Trekking: Monte Sasna da Valbondione (Orobie)

 

Anche la primavera, in montagna è una stagione affascinante. Dopo le escursioni invernali, su percorsi innevati, è bello vedere la natura risvegliarsi, i prati inverdirsi, e scrollarsi di dosso la coperta bianca che li ha protetti d'inverno, i primi fiori sbocciare, e gli animali selvatici tornare a sfruttare la stagione dell'anno per loro più favorevole.

Sabato 25 aprile 2026, non ho resistito al bisogno di tornare a salire una vetta, viste le previsioni di cielo finalmente terso ed azzurro.

L'anticiclone africano, che ha contraddistinto questa prima parte della primavera, putroppo ha portato tanta umidità e nuvole in montagna, e le Orobie, che sono le prime vette alte sopra la pianura, hanno particolarmente sofferto di queste condizioni, negli ultimi giorni. Sabato invece le previsioni garantivano correnti in quota da Nord, un'ottima visibilità ed uno scenario incantevole.

L'Alta Val Seriana è ancora un angolo di montagna gradevole e piuttosto autentico. Superata la parte bassa della valle, molto antropizzata, da Ardesio in poi è un susseguirsi di borghi pittoreschi ed ancora autentici, con pascoli e boschi ben curati, che testimoniano una montagna ancora vissuta.

L'itinerario qui proposto parte da Lizzola, frazione di Valbondione a 1300 metri circa di quota. In realtà, il Monte Sasna si può salire, con itinerario equivalente, anche da Nona, in Val di Scalve. Entrambi gli itinerari si ricongiungono al Passo della Manina.

 

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Clicca qui, per la slidegallery dell'itinerario

 

Per quanto riguarda l'itinerario da noi seguito, dal punto di vista tecnico non c'è molto da raccontare. Noi abbiamo parcheggiato nell'ampio spiazzo asfaltato in prossimità del cimitero di Lizzola (vedi nostra traccia sopra). Si può anche proseguire oltre, e parcheggiare negli slarghi al lato della strada, in Via Pacati, in prossimità della scuola sci. In ogni caso, poco dopo la scuola sci, si taglia nei prati e si imbocca il sentiero 307 per il passo della Manina. Da Lizzola, si può già ammirare, in fondo alla valle, il versante NO, roccioso e seghettato, del Monte Sasna.

In questa prima parte, consigliamo solo di tenere sempre la sinistra della valle (salendo), ovvero il versante NE. Noi abbiamo un po' divagato all'inizio (e quindi non seguite pedissequamente la nostra traccia, all'inizio), per poi ritornare rapidamente sulla retta via (ovvero sul 307). In breve (poco più di un'ora), un po' per prati, e per qualche tratto boscato, si raggiunge il passo della Manina (a quota 1800 metri), nei pressi del quale si trova anche l'omonima cappella, meta possibile anche per pic-nic estivi. Già da qui, la vista a 360 gradi è suggestiva.

 

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Koomot ci aveva fatto preoccupare, segnalando che da qui fino alla vetta, il tratto successivo dell'itinerario è impegnativo/pericoloso.... Vogliamo rassicurarvi in merito al fatto che il percorso è assolutamente sicuro, senza particolari pericoli. L'unica cosa da segnalare, per tutto il percorso, è che la pendenza media, sebbene quasi mai estrema, è spesso accentuata, dal momento che, dalla partenza alla vetta, si coprono i quasi 1000 metri di dislivello in poco più di 5 km.

Dal passo alla vetta, si segue in parte il 304 (direzione verso il Rifugio Curò, più facilmente raggiungibile dal capoluogo di Valbondione), e si segue sostanzialmente tutta la cresta, con salita abbastanza ripida. La cresta, condizioni della neve permettendo, è percorribile abbastanza facilmente anche in inverno, ovviamente con rampocini e bastoncini da trekking. Ci riproponiamo di tornare quassù in inverno.

Un ponticello in legno consente di superare una frattura evidente nella montagna carsica. Poco dopo questo punto, a circa 2000 metri di quota, noi abbiamo fatto anche un incontro molto piacevole: un fischio prolungato ci ha svelato la presenza delle marmotte, già risvegliatesi in questo aprile con temperature tardo primaverili/quasi estive. Le varie e colorite fioriture nei prati hanno completato il quadro della cornice primaverile.

 

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In poco più di due ore, abbiamo raggiunto la prima delle due croci poste sulle vette del Sasna (la più alta è quella più a Nord). Il panorama dalla cima è eccezionale. Si possono ammirare tutte le vette più importanti delle Orobie: dalla Regina, la Presolana, verso Sud, all'Arera in lontananza, verso OSO; al Grabiasca, ed al Pizzo del Davolo di Tenda, sopra il Rifugio Calvi, verso Ovest; per completare il panorama, con le cime sopra i tremila metri, Redorta (NNE), Coca (Nord), ed infine con il Pizzo Camino, nelle bellissime Dolomiti Scalvine, verso ESE. Ed in lontananza, verso ENE, si vede anche l'Adamello!!!!

Godetevi un po' la vista da lassù. Io mi sono rilassato durante in mio pranzo al sacco.

Poi, sono tornato sui miei passi, e sono sceso quasi per lo stesso itinerario di salita, salvo deviare verso il fondo valle, svoltando a destra in corrispondenza di una sella dove c'è il cartello che indica la direzione per il Rifugio Mirtillo, dopo un altro saluto alle marmotte.

Volendo, dal Monte Sasna, si può scendere verso Nord, su traccia non evidente all'inizio, per poi raggiungere il passo dal quale si scende nella vallata di Lizzola. Oppure, si può scendere in direzione Nord, e poi SE (passando da alcuni alpeggi visibili dalla vetta) e raggiungere quindi i ruderi della diga del Gleno. Da qui, si risale al Passo della Manina, per tornare a Lizzola, chiudendo un lungo anello.

Insomma, le Orobie vi regaleranno sicuramente un'altra bella giornata!

Ciao. Fabio

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