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Dopo 28 anni.... sono tornato anche al Rifugio Laghi Gemelli! Nell'articolo, vi descrivo l'escursione a questo bel rifugio delle Alpi Orobie, in Val Brembana, con partenza dalle Baite di Mezzeno (Roncobello).

 

Trekking: Rifugio Laghi Gemelli, Alpi Orobie 

 

Sabato 1 novembre 2025, siamo saliti al Rifugio Laghi Gemelli dalle Baite di Mezzeno. Ultimo weekend di apertura "estiva" del Rifugio, ed atmosfera autunnale degna delle Highlands scozzesi, molto suggestiva.

L'ultima volta che ero stato a questo bel rifugio delle Alpi Orobie era stato il 1° maggio 1997. Fu la prima tappa di un bellissimo giro di più giorni su queste montagne, che ci portò a salire il Pizzo del Farno, a scendere al Rifugio Calvi, per poi effettuare anche le ascensioni al Monte Grabiasca ed al Madonnino. C'era ancora tantissama neve, il manto bianco copioso copriva tutto, e fu un'esperienza meravigliosa, che vi consiglio vivamente di provare. Due settimane dopo, mi sposai.... Da allora, è passata una vita.... ci sono stati tre figli, sono salito su tante altre montagne, ho navigato tanti mari. Mi ha fatto quindi molto effetto tornare qui e guardarmi indietro.

La salita dalle Baite di Mezzeno, anche se non è banale, è quella più facile e breve per raggiungere il Rifugio. Richiede circa due ore di tempo. Le alternative prevedono la partenza da Carona (3 h), Branzi (3,5 h), o dalla Valcanale, per il passo dei Laghi Gemelli (4 h).

 

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Greenpeace

   

 

 

La salita da Roncobello è tecnicamente semplice, ma richiede un po' di sforzo fisico, dovendo raggiungere il passo di Mezzeno a 2142 m per poi ridiscendere ai 1968 metri del rifugio. Si parcheggia alle baite di Mezzeno (1676 m s.l.m.). La strada che sale da Roncobello ed il parcheggio sono a pagamento (3 euro al giorno - 2025). Il biglietto si può acquistare al parchimetro (solo monete!) alla fine del paese, o al Bar Sport, vicino alla chiesa, o in Municipio. Attenzione alle buche lungo il percorso. Il parcheggio è situato alla fine della strada asfaltata ed offre circa 30 posti, esauriti i quali si parcheggia lungo la strada.

S'imbocca quindi il sentiero che sale il versante Ovest della vallata (ignorare la strada carozzabile a destra chiusa da una sbarra). All'inizio, il sentiero sale con discreta pendenza, risalendo, parzialmente nel bosco, una valletta dove sono visibili diversi caselli di presa di sorgenti potabili a servizio dell'acquedotto. Raggiunta la quota di 1800 metri circa, si trova un evidente masso con la chiara indicazione a vernice rossa, che segnala la direzione per il Rifugio (a destra, ovvero verso Nord), ed il sentiero 215 che bisogna continuare a seguire. Il tracciato sale ancora per un po' ripidamente, fino alla quota di 1900 metri circa, in corrispondenza della quale si addentra in una conca quasi in piano dove sorge un bel baitello. Se alzate la testa, iniziate ad intravedere la croce che segna il passo di Mezzeno che dovete superare per poi scendere al Rfiugio. Il tratto di percorso che sale al passo è ripido, con qualche masso di granito rosso da superare, senza particolari difficoltà per un normale escursionista.

Prima di salire, vale la pena voltarsi indietro a guardare la parte bassa della valle dal quale siamo saliti, e la cresta dove si trova il passo del Branchino che separa la nostra vallata dalla Val Canale, dove si trova l'Alpe Corte, dominanta dalla parete Nord del Pizzo Arera. Il giorno della nostra escursione non minacciava di piovere, ma non era neanche bel tempo. Eppure, le nubi che giocavano con le creste dei monti ed i pendii coperti dai prati imbruniti dall'autunno, punteggiati di larici gialli, e l'assenza di edifici costruiti dall'uomo, ci hanno regalato dei paesaggi incantati, ed atmosfere nordiche.

 

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La conquista del passo di Mezzeno ripaga della fatica. Lo sguardo si apre sulla vallata che scende al Rifugio Laghi Gemelli, dominata dall'omonimo lago artificiale, la cui sagoma blu scuro si divide la scena con le ondulazioni dei versanti, che salgono, ad Est, alla punta del Pizzo di Farno, ed a quella rocciosa del Monte Corte.

Ancora 30 minuti di discesa (qualche tratto del sentiero è scosceso), e si viene accolti nel Rifugio, un edificio di grosse dimensioni, che spicca per le sue imposte rosse. Noi, fermandoci spesso per fare delle foto, e guardare il panorama, abbiamo impiegato 2,5 ore dalla partenza.

Un tempo, quando ero ragazzo, il cuoco del rifugio era il gestore, che fondamentalmente era un montanaro, un alpinista, che si adattava anche a fare il cuoco, o qualche altro suo familiare. Oggi, molti rifugisti assumono un vero e proprio cuoco....

Insomma, abbiamo lasciato i panini nello zaino, ed abbiamo pranzato all'interno del Rifugio, mangiando benissimo!

Tanto poi abbiamo digerito il pranzo grazie alla lunga discesa, effettuata per lo stesso percorso dell'andata (2 ore circa, in media).

Buona passeggiata. Fabio

Clicca qui, per la slidegallery dell'escursione.

 

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