Il Monte Bianco è una montagna che ha un fascino unico. La salita al Rifugio Monzino, in Val Veny (Val d'Aosta), attraverso la Ferrata Garda è un'escursione ideale per immergersi nell'ambiente imponente ed emozionante di questo gruppo montuoso.
Rifugio Monzino - Ferrata Garda. Lo spettacolo del Monte Bianco (Val Veny, Val d'Aosta)
Lo scorso weekend ho avuto l'occasione di scoprire la Val Veny, la valle che si apre verso Sud, partendo da Courmayeur, ai piedi del Monte Bianco. Ed è stato un altro colpo di fulmine. La parte centrale della vallata è caratterizzata da un paesaggio idilliaco: la Dora di Veny scorre nel fondovalle, attraversando bei pascoli e prati verdissimi, alternati a boschi di conifere. Noi abbiamo soggiornato al campeggio Aguille Noire, con il nostro furgone camperizzato. Il campeggio è piccolo ma molto accogliente e ben organizzato, e ci siamo goduti la quiete del posto, ed anche il fresco, cercato ormai come l'aria che respiriamo, in questa inquietante estate torrida. Più in alto, dopo la zona morenica tormentata dove sfocia (o meglio, sfociava) il Ghiacciaio del Miage, si apre il fiabesco altopiano dell'Alpe-de-la-Lex-Blanche, sotto il Rifugio Elisabetta, ed il Colle de la Seigne. E per tutte la valle, sopra le vostre, teste incombono le cime del Gruppo dei Bianco, tra cui spiccano le Grande Jorasses, il riconoscibilissimo Dente del Gigante, l'Aguille Noir, e tante altre vette iconiche.
Per iniziare la mia escursione, sabato 1 agosto 2026, sono partito direttamente dal campeggio Aguille Noir, per non muovere il furgone (vedi la mia traccia qui sotto).
Altrimenti, risparmiando mezz'ora circa di cammino, si può partire dal parcheggio a pagamento, pochi km più avanti (clicca qui, per la posizione). Ho letto tante informazioni sulla difficoltà e sulla durata della Ferrata Garda, e su alcune possibili varianti. Devo dire che non ho trovato esatte tutte le informazioni pubblicate in rete, ed in questo articolo evidenzierò qualche mia particolare impressione e consiglio.


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Dopo circa un'oretta di emozionante immersione in questo incredibile ambiente di alta quota, ho iniziato il ritorno a valle, che, come accennato, ho effettuato attraverso il medesimo percorso dell'andata.
L'affollamento della ferrata è risultato decisamente contenuto, ed anche in discesa ho incrociato pochi escursionisti. In alcuni punti, la ferrata si sdoppia: mantente sempra la destra sia in salita che in discesa, per evitare sovrapposizioni, quando c'è il doppio cavo.
In discesa, alcuni appoggi ed appigli naturali diventano più evidenti lungo i tratti di ferrata più impegnativi, dal momento che li osservate dall'alto. Inoltre, in diversi punti, io sono sceso sfruttando il cavo metallico (fidandomi della sua tenuta), come se scendessi in corda doppia, buttandomi un po' fuori, per far lavorare in aderenza al meglio la suola degli scarponi.
In circa 3 ore, con calma, ho concluso la ferrata e dopo un'altra mezz'ora sono rientrato, stanco, ma felice al campeggio.
E' stata, tanto per cambiare, un'altra giornata in montagna da ricordare.....
Ciao. Fabio Muriano
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